Il primo quesito referendario, che
prevedeva l'abrogazione delle norme che consentono di affidare la
gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati ha
raggiunto un'affluenza alle urne del 54,8%.
I dati definitivi danno la vittoria dei
si' con il 95,3%, mentre i no riportano lo 4,7%.
Il quesito riguardava
l'abrograzione di un articolo (in particolare il 23-bis) del decreto
legge n 12 del 25 giugno 2008. Il cosiddetto Decreto Ronchi,
convertito in legge il 6 agosto 2008, riordinava "le modalita'
di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza
economica", tra cui, appunto il servizio idrico. Si stabiliva
cioe' che la gestione del servizio idrico dovesse essere affidata
esclusivamente a due tipi di soggetti: ad un privato scelto tramite
gara ad evidenza pubblica, oppure ad una societa' mista
(pubblico-privato) nella quale il privato fosse scelto con gara.
L'affidamento "in house"
- cioè l'affidamento alle aziende pubbliche locali avvenuto senza
indire una gara – restava possibile solo in casi straordinari e solo
dopo aver incassato il parere positivo dell'Antitrust. Il
provvedimento prevedeva inoltre che nella fase transitoria tutte le
gestioni "in house" dovessero decadere entro il 2011, a
meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non
fosse, almeno per il 40%, affidata a privati.
In altre parole, secondo il decreto
Ronchi, EmiliAmbiente – societa' che attualmente è a capitale
interamente pubblico, e che ha ricevuto il proprio mandato
dall'Autorità d'Ambito Ottimale – dovrebbe cedere almeno il 40%
delle proprie azioni ad un socio privato entro il 31 dicembre 2011,
pena la perdita dell'affidamento del servizio; la componente privata
dell'azienda andrebbe individuata tramite gara per l'individuazione
di socio operativo, operazione a cui l'azienda si sta gia'
predisponendo. Ora questa parte del decreto Ronchi verra'
abrogata e la situazione rimarra' quella di prima della riforma.















