18 lug. – di Giovanni Zambito – Fra Repubblica, l'istituto Piepoli e CrespiRicerche ci sono delle discordanze per quanto riguarda la fiducia di cui gode il premier e la compagine governativa sullo strascico degli eventi che stanno coinvolgendo e per alcuni pure sconvolgendo le sorti e gli umori del partito di maggioranza.
Il quotidiano diretto da Ezio Mauro si discosta maggiormente dagli altri due risultati. Vediamo in dettaglio perché.
Claudio Tito, caporedattore del settore politica di Repubblica asserisce che questo è il momento politico in cui Berlusconi risulta più debole e – dice – "lo testimoniano anche i sondaggi che negli ultimi venti giorni hanno segnato il minimo storico; si sono soprattutto "spuntate" la maggior parte delle sue armi e l'ultima rimastagli è quella delle elezioni anticipate che puo' impugnare soltanto quando i tempi glielo consentono".
Berlusconi – continua Tito – vorrebbe ricompattare il partito ponendo fine allo scontro con Fini e i finiani; complicato mandare via Verdini che non ha un incarico istituzionale anche se effettivamente una sommossa verso di lui sta sorgendo all'interno del partito.
Del tutto diverso il responso fornito dall''ultimo sondaggio del 12 luglio realizzato da Nicola Piepoli, per Affaritaliani.it: mostra il gradimento nel presidente del Consiglio al 51 e anche il governo sale di un punto, in poche parole lo scandalo della P3 che vede coinvolti il sottosegretario all'Economia Cosentino e il coordinatore del Pdl Verdini non scalfiscono la fiducia nel premier e nel governo.
Tra i partiti perde solo mezzo punto il Popolo della Libertà al 36,5. Stessa sorte per la Lega Nord 10,5%. Sale al 29% il Partito Democratico. Perde l'Italia dei Valori al 6%. Stabile l'Udc al 6%. Altri partiti di sinistra tra cui Vendola 6,5%. La Destra e l'Mpa insieme valgono l'1,5%, altri partiti 4%.

CrespiRicerche si è concentrato sull'affaire Verdini e "viste le vicende giudiziarie in cui è coinvolto, secondo i sondaggi su totale campione pari al 16,2%, il 61,6% degli elettori del Pdl interpellati sono dell’avviso che dovrebbe dimettersi per favorire il corso della giustizia, mentre la quota sale all’86,6% tra gli elettori del centrosinistra. Pero', alla domanda se sono i giudici a decidere i tempi e i modi della politica, quindi, Verdini deve restare al suo posto o meno, gli elettori del Pdl, pari al 30,2, rispondono che dovrebbe resistere, mentre solo il 3,8 del centrosinistra sono d’accordo.
In base ai sondaggi, c’è un minimo calo del gradimento di Berlusconi. In una settimana passa dal 51,3% al 50,6%, meno 0,7%. Il gradimento verso il governo non è cambiato, è fermo al 46,0%. Il Pdl, invece, sale al 34,5% rispetto al 34,3% della scorsa settimana. E’ un dato talmente stabile, che a fronte delle incredibili turbolenze sopportate dalla compagine governativa, appare certamente positivo, con il Pdl che addirittura riesce a cogliere un trend positivo (+0,2).
Inoltre, si sofferma sulla "vera opposizione a Berlusconi" che sta nel suo partito guidata dal Presidente della Camera. "Per la prima volta nella democrazia parlamentare repubblicana una carica al di sopra delle parti, funge da controparte, in contrasto con il Presidente del consiglio.
Nel caso che si decidesse Fini di costituire un partito, la forbice dei gradimenti va dall’8% al 10%. Come la volta scorsa.
Per quanto a simpatia (47,7%), innovatore (59,3 %) e concretezza (62,7%) Berlusconi non ha pari. Fini, invece, si rifà sulla credibilità (51,7%) e sull’onestà (52,5%).
Lo scontro tra Berlusconi e Fini è diventato un tormentone che non si capisce come si concluderà. Di certo, catalizza attenzione che ha fatto scomparire, – si fa per dire -, il Pd, dalla scena".