Quale potrebbe essere la figura capace di far uscire il Paese dalla crisi? Luigi Crespi, Renato Mannheimer, Massimo Cacciari, Domenico Fisichella e Nicola Piepoli, sondaggisti e politologi, sono stati interpellati dall'Adnkronos e non sono mancate le sorprese.
Per Luigi Crespi , direttore dell'istituto demoscopico Crespi Ricerche, "dai sondaggi emerge che c'e' molta sfiducia per le 'figure' attuali. Prima ancora dell'onesta' e della serieta', gli italiani chiedono che vengano mantenute le promesse e il politico faccia quello che dice. Ma la speranza di ottenere un profilo di questo tipo e' praticamente vicina allo zero. E' piu' facile invece in questo momento -sottolinea Crespi- riscontrare un consenso sugli amministratori locali: ad esempio, se Berlusconi viaggia tra il 20 e il 25%, Formigoni, Alemanno o Renzi sono intorno al 60% di gradimento. La gente guarda a una 'figura' di politico che stia a contatto con la realta' e i problemi delle persone. Insomma, ci vorrebbe un 'sindaco' a Palazzo Chigi".
Per Renato Mannheimer, alla guida dell'Ispo, "bisogna distinguere tra cio' che chiede la gente e cio' che serve. I cittadini vorrebbero un grande comunicatore, qualcuno che li rassicuri e riesca a persuaderli di essere in grado di far uscire l'Italia dalla crisi. Berlusconi -sottolinea- ha avuto questa capacita' nel '94; non tanti dopo il Cavaliere l'hanno avuta. Quello che ci vuole in realta' e' una persona che sappia agire, che faccia parlare i fatti realizzando cose anche impopolari ma necessarie". Ma su tutto, rimarca Mannheimer, "le persone chiedono lavoro e sicurezza sociale".
E il filosofo e politologo Massimo Cacciari non ha dubbi: "Serve come sempre un politico competente, che conosca la differenza tra fare politica e dirigere un'azienda, un politico di professione, dunque -rimarca Cacciari- si legga Max Weber: occorre qualcuno che sia capace di disegnare uno scenario. Ma attualmente all'orizzonte non c'e' nessuno. Probabilmente -conclude l'ex sindaco di Venezia- si finira' con un altro imprenditore che fa il politico. Come avvenne nel 1994".
Domenico Fisichella, gia' vice presidente del Senato ed ex ministro per i Beni culturali, oltre che docente universitario e politologo, pensa invece che "ci vuole una persona che recuperi fortemente il principio di autorita', che ormai non ha alcuno spazio per innumerevoli ragioni che non richiamo per carita' di patria. E quindi una figura che sappia proporre ed imporre una linea di serieta' e di condivisione in un quadro nel quale non sia la comunicazione l'elemento piu' rilevante. Il dato piu' immediatamante impressionante di cio' che stiamo vedendo in queste settimane e mesi -fa notare a Adnkronos il politologo e docente universitario- e' che proprio in nome della comunicazione, e quindi di una visione distorta dela politica e della democrazia, si stanno cambiando tutti i giorni le misure che sarebbero necessarie per affrontare una realta' cosi' seria come la crisi finanziaria ed economica italiana, nel quadro europeo e globale. Quando l'autorevolezza abbia finalmente consentito di compiere le scelte giuste, allora e solo allora si dovrebbe saper comunicare ai cittadini il senso del lavoro compiuto e dei sacrifici da affrontare. Quindi -conclude Fisichella- vedo la comunicazione come strumento dell'autorevolezza. E non il contrario".
E ancora Nicola Piepoli, dell'omonimo istituto demoscopico, per il quale "Nei sondaggi che stiamo conducendo l'unica figura che potrebbe emergere e' quella di un 'amministratore'. In Svizzera e in Francia un profilo di questo tipo ha un nome preciso: 'admnistration', uno che si occupa dell'amministrazione della cosa pubblica e risolve i problemi. Si tratta di un burocrate -rimarca Piepoli- ma e' il contrario di quelli paludati che compaiono in tv: e' uno che tiene 'pulite tutte le strade'. Metafora, questa, per dire che si occupa dello Stato, tiene i conti in regola e con la politica del fare da' una svolta alla crisi. Quello che chiede la gente, insomma, e' il 'modello svizzero'".















