Quattro dei più importanti istituti di ricerca hanno pubblicato questa settimana i dati relativi alle intenzioni di voto degli italiani. In un momento come quello attuale in cui i partiti sono stati costretti a fare un passo indietro nei confronti del governo tecnico e in cui le coalizioni cui ci eravamo abituati si sono sgretolate è quantomai importante capire quale potrebbe essere il comportamento degli italiani alle urne.

Gli istituti di ricerca presi in considerazione sono Emg, diretto da Fabrizio Masia, che ha realizzato una rilevazione per il Tg La7 di Enrico Mentana, Ipsos, di Nando Pagnoncelli, il cui sondaggio è stato comissionato da Ballarò, Ispo, diretto dal professor Renato Mannheimer, i cui dati sono stati presentati durante Porta a Porta, come quelli di Swg, di Roberto Weber.

Dai dati, seppur diversi tra loro, spicca subito all’occhio il vantaggio del Partito Democratico sul Popolo della Libertà, il partito di Bersani va da un minimo del 26% di preferenze registrate da Emg e Swg ad un massimo del 27,7% di Ispo. Il distacco con il Pdl è evidente, infatti il partito di Alfano è ai minimi storici: viene dato al 21,6% da Mannheimer, al 22,1% da Pagnoncelli e al 23,5 da Swg e Emg.

Il dato interessante è quello della Lega, vero ago della bilancia da quando ha rotto l’alleanza con il Pdl. Il Carroccio infatti aveva beneficiato della sua opposizione al governo Monti e questo era rilevato da tutti gli istituti di ricerca in questione anche se in questo momento sconta lo scandalo Boni. Il partito di Bossi è dato comunque intorno all’8,5% fino ad un massimo del 10% riscontrato da Ipsos.

Nel centrosinistra crescono anche Idv e Sel, se il partito di Di Pietro ha una forbice che va dal 5,5 assegnatogli da Swg all’8,7 di Ispo, quello di Nichi Vendola può contare su un minimo del 7% di preferenze rilevato da Swg e Ipsos ad un massimo dell’8,7% di Emg.

Anche se in leggera flessione rimane importante il peso di quella che si può considerare l’unica vera coalizione rimasta salda ovvero il Terzo Polo che nella sua totalità va dall’11,7% di Ispo e Emg al 12,5 di Swg, mentre Ipsos arriva a quota 12,2 solo sommando i voti di Udc e Futuro e Libertà.

Un dato di cui tenere conto è anche quello del Movimento 5Stelle di Beppe Grillo se per Mannheimer è più o meno stabile introno al 4%, per l’istituto di Roberto Weber è dato addirittura al 7%. Con una percentuale del genere il “non partito” del Grillo nazionale rischia di essere decisivo sui partiti più grandi.

Di Giuseppina Cavallo