Il Rapporto Italiani nel mondo 2010 della Fondazione Migrantes parla chiaro: sono 4.028.370 gli italiani all'estero, il 6,7% dei residenti nel Belpaese e un numero curiosamente vicino a quello degli immigrati in Italia. In aumento gli emigrati di 113.000 persone in piu' rispetto al 2009 e quasi un milioni rispetto quattro anni fa, nel 2006. In Europa (55,3%), America (39,3%), Oceania (3,2%), Africa (1,3%) e Asia (0,9%).
Tra gli italiani residenti all'estero piu' della meta' non e' sposato, quasi la meta' e' costituita da donne, piu' di un terzo e' nato all'estero, mentre 121mila si sono iscritti all'anagrafe dopo aver acquisito la cittadinanza. I minorenni sono un sesto del totale, ma sono superati dagli ultrasessantacinquenni (18,2%). All'estero, oltre agli italiani che hanno la cittadinanza (quindi con passaporto e diritto di voto) vi sono gli oriundi (i discendenti degli emigranti): quasi 80 milioni secondo una recente stima dei Padri Scalabriniani (25 milioni in Brasile, 20 in Argentina, 17,8 negli Stati Uniti e in Francia, 1,5 in Canada, 1,3 in Uruguay, 0,8 in Australia, 0,7 in Germania, 0,5 sia in Svizzera che in Peru').
Il Rapporto Migrantes prende in considerazione anche la mobilità interna all'Italia e valuta che nel complesso "tra spostamenti interni e verso l'estero, in andata e in rientro, temporanei o di lungo raggio, italiani che vanno o che ritornano, si arriva a quasi 400mila spostamenti totali, 1 ogni 150 residenti".
Cervelli in fuga: solo 1 su 4 intenderebbe ritornare in Italia, gli altri si dicono soddisfatti della vita condotta all'estero. Non e' un caso che dalla graduatoria Top Italian Scientists, risulta che l'Italia ha i suoi piu' bravi scienziati all'estero.
Rientro dei cervelli. Nel 2001, il ministro dell'Università ha varato un programma per il rientro dei cervelli fuggiti dall'Italia. I risultati? Scarsi: "Dei 460 ricercatori, faticosamente riportati in patria, infatti, solo 50 sono stati richiesti ufficialmente dagli atenei italiani".















…. Sarebbe interessante sapere come si sono distribuiti i flussi di partenze tra 2006 e 2010…
credo che dal 2006 al 2010 il rapporto sia di 1 a 10, ogni italiano che va’ via arrivano 10 estracomunitari
Non è per far polemica, però vorrei far notare che gli italiani che decidono di trasferirsi all’estero non sono certo quelli rappresentati nella foto: con la valigia legata con lo spago. Nel cerchio delle mie amicizie, tantissimi giovani hanno deciso di “emigrare” semlicemente per fare esperienze nuove e stimolanti, per imparare le lingue, per mettersi alla prova lontano da mamma e papà in un mondo sempre più globalizzato. E vi garantiscono che partono senza riempire fazzoletti di lacrime, tutt’altro, emozionati e affascinati dalla prospettiva di una nuova avventura. Perché mai se un giovane italiano si trasferisce all’estero dovrebbe essere motivo di piagnisteo?
@Uragano: hai la palla di cristallo per dire certe boiate? Vorrei dei dati, please, se non ce li hai stai zitto.
@xyz: anche un sacco di miei amici sono all’estero, senza valigie con lo spago e fazzoletti, sono tutti laureati e fanno i ricercatori tra USA, Francia, Danimarca etc. Moltissimi artisti italiani, soprattutto di danza, vivono e lavorano in Europa. E’ chiaro che non sono gli stessi emigranti dei nostri nonni, ma è ancora peggio. Allora si andava via anche per mandare soldi alle famiglie, oggi vanno via i più preparati perché in Italia non hanno possibilità di carriera e di lavoro. E’ una condanna per l’Italia se non invertiamo la tendenza.
L’INCREMENTO DI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO DERIVA PRINCIPALMENTE DAL FATTO CHE GLI IMMIGRATI ITALIANI IN SVIZZERA GERMANIA FRANCIA ETC HANNO GENERATO DEI FIGLI I QUALI RISULTANO COME ITALIANI.
IN QUESTO AMBITO L’IMMIGRAZIONE DALL’ITALIA VERSO L’ESTERO INCIDE MINIMAMENTE
@ Marco Cavalcoli: sono parzialmente d’accordo. Volevo sottolineare che proprio i migliori vanno all’estero per arricchire il proprio curriculum di esperienze che, una volta tornati a casa, costituiranno un bagaglio preziosissimo. Naturalmente il problema si apre quando essi decidono (se ne hanno voglia) di tornare. Aggiungerei che, per mia diretta conoscenza, l’esperienza all’estero è ambitissima non solo dai megalaureati 110 e lodi, ma anche da tanti ragazze e ragazzi con diplomi e diplomini (ma anche senza) che hanno voglia di conoscere altre luoghi, altre opportunità di crescita culturale ed economica. E in questo non c’è nulla di negativo poiché non sono spinti da disperazione ma da autentico interesse.
Per ciò che riguarda i ricercatori, in particolare, ovviamente i migliori, quelli interessati a fare una brillante carriera, devono obbligatoriamente passare almeno per gli USA in quanto lì sono al top. Ovviamente un paese come l’Italia non può competere con le risorse di un paese come gli Stati Uniti. Per gli altri paesi, soprattutto quelli europei, non sarei molto ottimista: anch’essi patiscono più o meno gli stessi nostri problemi e anche lì un ricercatore, prima di stabilizzarsi, arriva alle soglie della quarantina.
se ne vanno i migliori arrivano i peggiori.
Io non so se le persone di cui parlate siano partite per fare esperienza o semplicemente per spirito di avventura… ma io, giovane italiano di 27 anni, oggi mi ritrovo costretto ad andarmene all’estero per trovare lavoro e poter sopravvivere… proprio come fecereo i nostri nonni e questo perchè ho sempre sperato di insegnare nella scuola pubblica e nel nostro “p”aese non ci sono concorsi pubblici da anni ormai! Non ci sono neanche più scuole per abilitarsi. Ci crediate o no, cari amici, dall’Italia nel 2010 si parte anche per necessità e non solo per “fare esperienze”!