19 lug. – Donne fuori dai cda. Nonostante la
femminilizzazione del mercato del lavoro sia un fenomeno consolidato e
una delle trasformazioni piu' decisive della seconda meta' del XX
secolo, sono ancora poche le donne che occupano ruoli dirigenziali.
Secondo infatti i dati Consob 2009, su 4.395 board member dei cda
delle societa' italiane quotate in Borsa, le donne sono solo 307, vale
a dire il 6,9%, e in maggioranza appartengono alla famiglia
proprietaria dell'azienda.
Una situazione confermata anche dalla recente ricerca Gea, 'Le
donne motore per lo sviluppo e la competitivita' secondo cui piu' del
93% delle posizioni manageriali e' ancora oggi ricoperta dagli uomini.
Delle posizioni censite, solo 809 (il 6,9%) sono rivestite da donne in
ruoli di vertice (presidente, amministratore delegato, vicepresidente)
o di prima linea (direttore di funzione o di divisione). Anche nel
confronto con gli altri paesi, poi, l'Italia non brilla per la
presenza femminile nelle stanze del potere.
femminilizzazione del mercato del lavoro sia un fenomeno consolidato e
una delle trasformazioni piu' decisive della seconda meta' del XX
secolo, sono ancora poche le donne che occupano ruoli dirigenziali.
Secondo infatti i dati Consob 2009, su 4.395 board member dei cda
delle societa' italiane quotate in Borsa, le donne sono solo 307, vale
a dire il 6,9%, e in maggioranza appartengono alla famiglia
proprietaria dell'azienda.
Una situazione confermata anche dalla recente ricerca Gea, 'Le
donne motore per lo sviluppo e la competitivita' secondo cui piu' del
93% delle posizioni manageriali e' ancora oggi ricoperta dagli uomini.
Delle posizioni censite, solo 809 (il 6,9%) sono rivestite da donne in
ruoli di vertice (presidente, amministratore delegato, vicepresidente)
o di prima linea (direttore di funzione o di divisione). Anche nel
confronto con gli altri paesi, poi, l'Italia non brilla per la
presenza femminile nelle stanze del potere.
Le statistiche della Commissione Europea collocano il Belpaese
al ventinovesimo posto (su 33 paesi censiti) per numero di donne
insediate nei cda delle societa' quotate in Borsa, seguita solo da
Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo. Una fotografia poco
confortante se si considera che a livello organizzativo la presenza
femminile in posizione chiave costituisce un fattore che agevola lo
sviluppo economico e assicura performance migliori a livello
aziendale.
Ad avvalorarlo, una ricerca Cerved 'Le donne al
comando delle imprese: il fattore D', secondo cui le aziende 'rosa'
accrescono piu' velocemente i ricavi, generano piu' margini lordi, e
chiudono l'esercizio in utile piu' frequentemente di quelle
'maschili'. Inoltre, pur guidando per lo piu' aziende di dimensioni
piu' ridotte, queste non denotano un livello di rischiosita'
superiore. Un'analisi econometrica piu' approfondita indica
addirittura l'esistenza di un vero e proprio 'fattore D': quando le
donne sono in maggioranza nel cda, si riduce il rischio di default.
Per quale motivo, allora, non si trasforma questa consapevolezza
in un piano per incentivare in maniera decisiva l'ingresso delle donne
in funzioni direttive sia istituzionali che imprenditoriali? A
giudizio di Adele Mapelli e Simona Cuomo, coordinatrici
dell'Osservatorio sul diversity management della Sda Bocconi, autrici
di un articolo pubblicato sull'ultimo numero di 'Via Sarfatti 25', "la
cultura organizzativa privilegia ancora valori legati all'efficienza,
mentre tende a svalutare forme di espressivita' legate piu'
all'intelligenza emotiva, all'intuizione, alla collaborazione,
all'interdipendenza". (Adnkronos).
comando delle imprese: il fattore D', secondo cui le aziende 'rosa'
accrescono piu' velocemente i ricavi, generano piu' margini lordi, e
chiudono l'esercizio in utile piu' frequentemente di quelle
'maschili'. Inoltre, pur guidando per lo piu' aziende di dimensioni
piu' ridotte, queste non denotano un livello di rischiosita'
superiore. Un'analisi econometrica piu' approfondita indica
addirittura l'esistenza di un vero e proprio 'fattore D': quando le
donne sono in maggioranza nel cda, si riduce il rischio di default.
Per quale motivo, allora, non si trasforma questa consapevolezza
in un piano per incentivare in maniera decisiva l'ingresso delle donne
in funzioni direttive sia istituzionali che imprenditoriali? A
giudizio di Adele Mapelli e Simona Cuomo, coordinatrici
dell'Osservatorio sul diversity management della Sda Bocconi, autrici
di un articolo pubblicato sull'ultimo numero di 'Via Sarfatti 25', "la
cultura organizzativa privilegia ancora valori legati all'efficienza,
mentre tende a svalutare forme di espressivita' legate piu'
all'intelligenza emotiva, all'intuizione, alla collaborazione,
all'interdipendenza". (Adnkronos).















