27 mag. – Gli italiani hanno un elevato senso di appartenenza nazionale ma solo il 38 per cento di loro sostiene che nel Belpaese si vive bene. È il principale dato che emerge dall’indagine sull’identità nazionale degli italiani promossa da Seat Pagine Gialle e condotta dall'Ispo di Renato Mannheimer. L’indagine rivela come ci si senta ancora per lo più italiani (83 per cento), rispetto all’essere europei (67 per cento), un’italianità che è più sentita nell’elettorato di centrodestra, al Sud e presso gli anziani.
“Un senso di appartenenza però – osserva Mannheimer – che non sempre coincide con l’orgoglio di essere italiani, che negli ultimi anni è un po’ meno sentito, soprattutto tra i giovani, che anzi esprimono una forma di disagio, citando politici e mentalità (malcostume, la disonestà e lo scarso senso civico), quali principali elementi di imbarazzo”.
È forse anche questa la ragione per cui solo il 38 per cento degli italiani afferma che in Italia si vive bene. Chi sostiene il contrario è comunque una minoranza (26 per cento), dal momento che una larga fetta della popolazione (il 36 per cento) che afferma che non si vive né bene né male. Ma sulla qualità della vita l’indagine rimarca un’importante differenza territoriale: al Nord un residente su due sostiene che si vive bene, al Sud, al contrario, la percentuale di chi afferma che si viva male (34 per cento) è più elevata della media della popolazione. Una profonda differenza, questa tra settentrione e meridione, determinata dal livello di soddisfazione dei propri abitanti.
Per gli italiani i simboli che meglio identificano il Paese sono la cucina (20 per cento), le città d’arte e le opere d’arte (entrambe scelte dal 17 per cento degli interpellati). L’ospitalità e l’apertura verso gli altri sono i pregi più menzionati, mentre il principale difetto viene colto nella carenza di senso civico.
Il 69 per cento degli italiani quando pensa allo Stato prova un sentimento di orgoglio e appartenenza, mentre il 25 per cento si vergogna di farne parte. Tra gli aspetti del proprio Paese che imbarazzano gli italiani, al primo posto sono segnalati i politici e i partiti seguiti dal malcostume, la disonestà e il poco senso civico.
Ci si sente più italiani soprattutto in occasione di particolari eventi: il 17 per cento quando un nostro connazionale vince il premio Nobel o è protagonista di una scoperta scientifica; il 15 per cento quando muoiono degli italiani durante le missioni militari; il 13 per cento quando l’Italia vince i mondiali di calcio o un’altra manifestazione sportiva. La quasi totalità degli italiani ritiene che l’unità nazionale sia stata un bene: l’87 per cento a fronte di un 11 per cento che ha risposto essere stata un male. E sull’anniversario del 150 esimo dell’unità nazionale, il 64 per cento degli interpellati ha risposto che si tratta di un momento che lo fa sentire più italiano, mentre il 26 per cento ha risposto che l’evento lo lascia indifferente.
I dati dell’indagine sono stati analizzati da rappresentanti istituzionali, culturali ed economici nel corso di una tavola rotonda moderata da Bruno Vespa. “Il sentimento di appartenenza al nostro Paese esiste ed è un fatto positivo. C’è voglia di essere italiani”.
Questo il commento di Antonio Saitta presidente della Provincia di Torino, vicepresidente del Comitato Italia 150 e dell’Unione delle Province d’Italia, che sul divario Nord-Sud ha osservato: “È un tema che perdura da 150 anni e che va affrontato in modo diverso dal passato, prima che le divisioni si acuiscano ancor di più e ognuno decida di andare per conto proprio. Allo stesso modo bisognerà lavorare per alimentare il senso dello Stato che il localismo esasperato mette a repentaglio”.
Paolo Peluffo, consulente del presidente del Consiglio per le celebrazioni del 150esimo dell’unità d’Italia, ha ricordato: “Quattordici anni fa, in occasione dell’introduzione dell’euro, con l’allora ministro Ciampi, facemmo un’indagine simile e i risultati furono sostanzialmente gli stessi: forte senso di appartenenza nazionale degli italiani, soprattutto grazie all’alimentazione e alla cultura e poco orgoglio a causa della classe politica”.
Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, si è invece soffermato sulla complessità e le varie sfaccettature della storia d’Italia: “Non bisogna più negare, come è avvenuto in passato, gli errori compiuti nel processo unitario, un processo svoltosi con luci e ombre. Nel celebrare l’unificazione nazionale non basta ricordare solo i vincitori, ma serve anche una pacata riflessione sulla storia e le tradizioni dei ‘vinti’ del Risorgimento”.