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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 07.09.2008 ore 02:00
Sondaggi Siria: 51% per la pace con Israele Stampa E-mail
02/08/2007
Il 51 per cento dei siriani si dice favorevole a un accordo di pace con Israele qualora il governo di Tel Aviv accettasse di ritirarsi dalle alture del Golan e riconoscesse la sovranità di Damasco.

siria_animata.gifLo rivela un sondaggio promosso da Terror Free Tomorrow, un'organizzazione bipartisan statunitense di cui fanno parte, tra gli altri, il senatore John McCain dell'Arizona, candidato repubblicano alla presidenza, e l'ex portavoce della camera Thomas Foley, democratico dello Stato di Washington.

I negoziati di pace tra Israele e la Siria sono stati interrotti nel 2000, senza che si riuscisse a definire lo status delle alture del Golan, conquistate da Israele ai danni della Siria durante la guerra dei Sei giorni del 1967 e annesse nel 1981.

Negli ultimi mesi si è tornato a parlare di un riavvicinamento diplomatico tra Damasco e Tel Aviv. All'inizio del mese scorso il primo ministro israeliano, Ehud Olmert, ha invitato il presidente siriano, Bashar al Assad, a negoziati diretti ("ovunque lui voglia"), ma ha anche respinto la richiesta siriana di un preventivo ritiro totale di Israele dal Golan.

La posizione di Damasco è stata ribadita nelle ultime ore dallo stesso Assad, che ha auspicato "una pace giusta e durevole in conformità alle risoluzioni internazionali e al principio di terra in cambio di pace". "Il nostro desiderio di pace - ha detto il capo di Stato siriano - non significa che rinunceremo ai nostri diritti. Accetteremo soltanto la totale restituzione del Golan sino alla linea del 4 giugno 1967".

 

Relazioni Usa-Siria

Nel sondaggio di Terror Free Tomorrow (un'indagine telefonica realizzata alla metà di luglio) una grossa attenzione viene poste sulle relazioni Usa-Siria, in progressivo deterioramento dopo l'invasione statunitense dell'Iraq.

L'amministrazione Bush si è impegnata a lungo per promuovere l'isolamento internazionale di Damasco, accusata di favorire l'ingresso di combattenti stranieri in Iraq e considerata un fattore di destabilizzazione nella regione.

Ciò nonostante, la maggior parte degli intervistati (il 63 per cento su un campione di circa mille persone) si è detta favorevole a un'eventuale cooperazione con gli Stati Uniti per tentare di mettere fine alla guerra in Iraq.

Al tempo stesso, la maggioranza del campione approva il finanziamento dei ribelli iracheni e di altre organizzazioni attive nella regione e classificate come terroristiche dagli Usa. Tre siriani su quattro - rivela il sondaggio - sostengono i combattenti iracheni, i gruppi palestinesi Hamas e Jihad islamico, così come agli attivisti del gruppo Hezbollah che Israele ha combattuto in Libano la scorsa estate.

L'indagine ha scoperto anche che un numero predominante di siriani considera importante il commercio e le relazioni politiche con i paesi occidentali, ma si oppone a legami più stretti con gli Usa. Sette intervistati su 10 sono contrari a ricevere investimenti statunitensi nel proprio Paese e rifiutano gli aiuti umanitari di Washington. (Fonte: Osservatorio Iraq)

 

 

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