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15 gen. - Numeri così neri Walter Veltroni non li aveva mai visti. Certo, già da tempo il leader del Pd attende con un filo d’ansia il sondaggio che - a scadenza settimanale - la Ipsos di Nando Pagnoncelli gli fa recapitare da anni .
Ma il sondaggio relativo ai primi dieci giorni di
gennaio, letto da Veltroni sabato scorso, non ha contribuito al suo
buonumore: soltanto il 25,2% degli italiani è sicuro di poter votare
per il Pd, una percentuale allarmante se si pensa al 33,1% conquistato
dal Pd alle Politiche della scorsa primavera, ma anche rispetto ai più
diretti concorrenti.
L’Italia dei Valori è attestata al 10%, con un
boom rispetto al 4,3% delle Politiche (ma anche con una flessione
dell’1% rispetto alla rilevazione pre-natalizia), i partiti della
Sinistra radicale, seppur sommati, rivedono una discreta percentuale
(5,7%), mentre crescono i consensi per l’Udc, che passa dal 5,7% al
6,4%.
Sull’altro fronte, il Pdl resta stabile al 37,5%, con una Lega
dilagante, all’11% che (sia pure virtualmente) segna il punto più alto
nella storia del Carroccio.
Come se non bastasse, la settimanale classifica Ipsos sul gradimento
dei leader politici continua ad essere guidata da Silvio Berlusconi
(col 56,2%), ma Walter Veltroni (45,4%) cede il secondo posto a
Pierferdinando Casini (46,7%), un personaggio che dopo essere stato
letteralmente "cacciato" dal centrodestra, sta dimostrando una tenuta
sulla quale nessuno era pronto a scommettere.
Nel Pd il clima resta pesante. La conferenza
programmatica, inizialmente fissata a metà febbraio sull’arco di tre
giorni, è stata spostata al 17-18 aprile, a ridosso delle elezioni. Un
escamotage per soffocare il dibatitto? La risposta di Goffredo Bettini,
braccio destro di Veltroni: «La conferenza sarà il momento per spazzare
via un dibattito stravagante in cui si vede a rischio il progetto del
Pd: non esiste che un partito metta in discussione la sua esistenza per
una botta elettorale».
Metter nel conto la possibilità di un "botta" ha
dato la stura a freddure sulfuree. La più cattiva quella di Andrea
Armaro, già portavoce di Arturo Parisi: «Le botte dovevamo darle, mica
riceverle: oramai siamo a... Botta continua!».
E ORA CI RIPROVANO CON LA LEGGE ELETTORALE E’ con uno sguardo a quei sondaggi da brivido che Veltroni ha
incoraggiato la ripresa del dialogo col Pdl sulla riforma della legge
elettorale per le Europee. Quando la sintonia tra loro era alta,
Berlusconi e Veltroni si erano accordati su uno scambio: il capo del
governo aveva incassato l’abolizione delle preferenze (con le quali
teme che la rete di An riesca ad "pompare" più europarlamentari di
Forza Italia) e in cambio aveva concesso una soglia di sbarramento (3 o
4%) grazie alla quale il partito di Veltroni contava di drenare 3-4
punti percentuali, da quei partiti (Pdci, Verdi, Ps, Sd, Verdi,
Radicali) sicuri di non superare la soglia, o (come Rifondazione) molto
incerti sulla possibilità di riuscirci.
Accordo fatto saltare da
Berlusconi due mesi fa, ma ora la trattativa si è riaperta. Veltroni
l’ha affidata a Dario Franceschini, che ieri sera aveva un primo
appuntamento riservato con i "delegati" di Berlusconi, Vito e Verdini.
Si tratta su un sistema che consenta di integrare voto di preferenza e
lista bloccata. Gli escamotage da rompicapo sinora architettati non
hanno convinto D’Alema e dunque oggi Veltroni ha convocato un "caminetto" per dirimere la (per lui) decisiva questione.
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