31 ago. - Sul quotidiano "Libero" diretto da Vittorio Feltri a pagina 5 Salvatore Dama firma un articolo dal titolo "Walter a terra e Alitalia in volo. Per Silvio sondaggio al 60%" in cui si cerca di capire il motivo per cui il governo Berlusconi gode di tanta fiducia: viene anche interpellato Luigi Crespi. Riportiamo per intero il pezzo.
Le prime stime arriveranno soltanto lunedì. Eppure i sondaggisti già fiutano una crescita record nel gradimento degli elettori verso il governo. Merito del decisionismo di Silvio Berlusconi e di una opposizione inesistente, dicono. Ma soprattutto, merito della sterzata data alla parabola discendente di Alitalia.
Per tutto agosto, il consenso del governo era dato sopra il 50 per cento. Ma in flessione. Complici le divisioni pre-congressuali nel Popolo delle Libertà e qualche gaffe politica da ombrellone di troppo.
Poi la svolta: si scopre che la cordata italiana per la compagnia di bandiera non è la solita promessa elettorale del Cavaliere. C'è. Esiste. E ha i soldi per rimettere in carreggiata il vettore nazionale senza svenderlo a compagnie straniere. "Oggettivamente" spiega Luigi Crespi, ex sondaggista di Berlusconi che oggi si definisce ideologicamente antiberlusconiano, "anche i peggiori nemici riconoscono al premier di aver messo a segno il secondo colpo in due mesi". Il primo è la risoluzione dell'emergenza rifiuti in Campania. Il presidente del Consiglio, ammette Crespi, "ha vinto senza neanche giocare. Tale è la sua superiorità sulla sinistra. Che, diciamolo, gli sta dando una grande mano. E' inesistente, a tratti fiancheggiatrice".
L'ultima rilevazione che ha in mano Crespi è in realtà una forchetta. E va dal 55 al 62 per cento. Ma c'è qualcosa che spinge i sondaggisti a credere che l'appeal di Berlusconi non abbia ancora raggiunto il suo massimo teorico. Il perché lo spiega Nicola Piepoli, dell'omonimo istituto di ricerche: "Il salvataggio di Alitalia a opera di una cordata tricolore aumenta la fiducia della gente verso le potenzialità del nostro Paese. E dunque anche il gradimento verso le istituzioni, a partire dal governo. In sintesi", conclude Piepoli, "noi italiani crediamo più in noi stessi. Aumenta l'ottimismo".
Concorda Alessandra Ghisleri di Euromedia Research: "Anche se si tratta di questioni macroeconomiche", premette, "l'elettore partecipa con orgoglio al salvataggio di Alitalia a opera di un gruppo di imprenditori italiani". Il governo? "La fiducia c'è. Oscilla tra il 50 e il 60 per cento. Dopo Napoli, l'esecutivo dà ancora l'impressione di agire con tempismo e operatività". Fa da contraltare un'opposizione "soltanto verbale". Impercettibile, secondo Euromedia, agli occhi della gente: "Da parte del Partito democratico", nota la Ghisleri, "non si vede costruzione, non ci sono controproposte".
Ed ecco spiegata la crisi nei sondaggi. Ancora l'antiberlusconiano Crespi: "Il Cavaliere ha staccato il centrosinistra. E' avanti, in fuga. E sono curioso di scoprire se batterà anche un altro paradigma della politica italiana. Nessun governo negli ultimi vent'anni", ricorda l'esperto di sondaggi, "ha mai superato certe soglie di fiducia in Italia. Non s'è mai registrato un gradimento superiore a sei italiani su dieci. Ma Berlusconi, con Napoli e Alitalia, ha preso un margine tale che potrebbe arrivare il risultato clamoroso. Aspettiamo lunedì e lo scopriremo".
E' ancora scontro, nel frattempo, tra maggioranza e opposizione sulla ricetta "alla Silvio" per salvare Alitalia dal fallimento. E' un favore fatto all'impresa, accusa la minoranza, la fattura, come al solito, toccherà a Pantalone. "Alcuni imprenditori si prendono la polpa, mentre i debiti vengono scaricati sui contribuenti", dice Antonio Di Pietro. Ci va giù duro anche Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'Economia: Berlusconi? "E' il problema di Alitalia, non la soluzine", dice. E difende la linea del governo Prodi. Quella della vendita ad Air France. Poi, sulla cordata di imprenditori, Bersani si lascia scappare una confidenza: "Alcuni di loro si sono impegnati con la pistola alla tempia". Chi? L'ex ministro non fa nomi. Altri, nell'opposizione, rilanciano l'opzione classista, del tipo l'incasso ai padroni, il debito al popolo. Così la vicepresidente dei deputatu democratici, Marina Sereni ("Che faccia tosta ha il governo a essere orgoglioso") e l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ("Mettono le mani nelle tasche degli italiani").
Governo e maggioranza fanno quadrato: si tratta di "un'operazione difficile" premette il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, "ma ritengo possibile il successo in tempi brevi". Il collega della Difesa, Ignazio La Russa, difende il piano di salvataggio assicurando, sugli esuberi, che "il governo non lascerà nessuno per la strada".
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