Un reportage di Alessandra Farkas per il Corriere della Sera mette in evidenza la centralità dei blogs nella campagna per le primarie americane...
Il web detta i temi della campagna democratica: vogliamo essere decisivi
Hillary, Edwards, Obama si inchinano ai blog
Tutti i candidati al raduno di Chicago degli attivisti liberal
,
NEW YORK-Si autodefiniscono con baldanza «il
quinto potere», corroborando la tesi dell'influente pensatore francese
Bernard-Henri Lévy che ha parlato addirittura di «anno dei blog: quando
si è capito che i giornali potevano sparire perché tutti erano
giornalisti, ciascuno aveva il suo punto di vista, e tutti i punti di
vista avevano egual valore». Ma nell'America sempre più snervata dalla
guerra in Iraq la blogosfera di sinistra sembra avere una marcia in
più. Tanto da riuscire a condizionare persino una candidata
«eccellente» come Hillary Clinton, prima in tutti i sondaggi, che fino
a ieri non si sarebbe neppure sognata di dialogare con lo zoccolo duro
della mobilitazione pacifista a stelle e strisce. La stessa che un
tempo organizzava sit-in di protesta nei campus e nelle piazze per
fischiare le sue politiche «perniciosamente guerrafondaie ».
Dopo aver scatenato un putiferio sui loro siti web per
aver declinato il loro invito, Hillary ha cambiato idea e questo
week-end ha incontrato i blogger liberal pervenuti a Chicago per la
YearlyKos Convention: il più importante forum di attivisti e blogger
progressisti del Paese. Presenti altri cinque candidati presidenti,
compresi i suoi principali avversati BarackObama e John Edwards. E l'ex
first lady ha accettato di rispondere senza riserve anche alle domande
più ostiche di quella che, insieme alla destra conservatrice, resta la
componente di elettorato a lei più elusiva. Una prova del fuoco cui
neppure Hillary ha potuto sfuggire nell'America di Internet che si sta
dimostrando uno dei teatri principali dello scontro politico per le
prossime elezioni.
Il match di Chicago è stato cattivo, ma non
cattivissimo, come forse speravano gli utenti di blog quali «My Left
Wing», «The Rude Pundit», «Daily Kos», «Eschaton», «The Smir king
Chimp», dove fino a qualche mese fa Hillary era uno dei bersagli
preferiti, insieme a George Bush e Dick Cheney. I tempi sono cambiati.
«Schierandosi alla fine in modo deciso per il ritiro dall'Iraq e per la
riduzione dei fondi alla guerra di George Bush», scrive il New York
Times, «Hillary Clinton è riuscita a farsi perdonare quasi del tutto il
peccato originale del suo voto nel 2002 a favore dell'autorizzazione
all'invasione dell'Iraq». Adirlo, sono i sondaggi (il 69% dei pacifisti
oggi l'appoggiano, contro solo il 56% di un anno fa).
E, ma con molte riserve, gli stessi blogger liberal.«Non so se il suo programma e la sua retorica siano coincidenti -
avverte commentando la proposta di Hillary di lasciare un vasto
contingente militare in Iraq anche dopo averne diminuito l'impegno
bellico - ma i suoi documenti programmatici paiono ben diversi dalle
sue parole». Milioni di americani di ogni età, razza e ceto sociale che
animano i blog e che, grazie a Internet, hanno fondato una sorta di
terzo partito, non staranno a guardare. «La sinistra americana è forte
ed è tornata all'attacco», spiega Moulitsas, «Siamo una comunità unita
da valori comuni e non accetteremo più tradimenti. Né da destra, né da
sinistra».
Alessandra Farkas
«Grazie al suo voto per togliere fondi alla guerra e in sostegno del
ritiro, è riuscita a disinnescare il problema del suo voto
pro-intervento in Iraq del 2002, in modo molto consistente», ha
dichiarato Medea Benjamin, leader di Code Pink, il gruppo di donne
pacifiste che in passato fischiavano ogni suo comizio. «Eppure-mette in
guardia - una minoranza di noi giudica grave che non si sia mai voluta
scusare per quel voto». Markos Moulitsas, fondatore del sito Daily Kos
ed uno degli animatori della Convention arrivata alla seconda edizione,
ritiene che la Clinton abbia fatto «un eccellente lavoro ad offuscare
la sua posizione sulla guerra ».
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