10 ANNI FA MORIVA FABRIZIO DE ANDRÈ: IL RICORDO, LE INIZIATIVE, LE CANZONI
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11 gen. - Tra le 22,40 e le 22,50 di stasera,
trecento radio sparse su tutto il territorio nazionale
trasmetteranno, in contemporanea con lo speciale di "Che Tempo
che fa" con tanti grandi artisti italiani, la canzone di Fabrizio De Andrè "Amore che vieni
amore che vai".
Sarà il momento
culminante delle tante manifestazioni di aperto amore che
radio, tv e giornali stanno tributando al poeta-cantautore a
dieci anni dalla sua morte.
Sì, perché il vuoto lasciato dalla sua scomparsa sembra essere più grande e incolmabile oggi che non dieci anni fa: nel corso di quest’ultimo decennio, infatti, grazie soprattutto alle canzoni che continuano a riecheggiare ovunque, si è discretamente (com’era suo stile) insidiato non solo nei suoi fedeli ammiratori (cosa alquanto scontata) ma in generale nell’animo degli italiani un sentimento di incompiuto e di sospensione dovuto appunto all’assenza di Faber, come è ormai comunemente chiamato dai suoi estimatori.
Ben vengano allora le molteplici iniziative atte a ricordarlo anche se testimonianze eccezionali e quotidiane sulla sua persona accompagnano realtà e individui in maniera tutt’altro che occasionale e celebrativa. Ci si riferisce al sito del Comune di Genova viadelcampo.com; alla fondazione a lui intitolata, che presenta la propria organizzazione e attività nonché testi, biografia e discografia dell'artista; e al sito che offre articoli, bibliografia, file audio, video e Midi, accordi, forum di discussione, e link, l'istituzione del premio "Parlare musica".
Forse perché i suoi album uscivano soltanto quando aveva
qualcosa da raccontare ai suoi "assistiti", probabilmente
perche' era stato sempre lontano dalle luci delle televisioni e
dal chiacchiericcio delle interviste. Oggi De Andrè, "luce,
luce lontana" come recita un verso di "Ho visto Nina volare",
appare solo un po’ più distante del solito. Merito anche di
Dori Ghezzi e della Fondazione che in questi anni non si sono
mai risparmiate nel proporre una raccolta di dischi, qualche
inedito, una mostra meravigliosa, un documentario.
Per Guccini è stato un importantissimo capostipite, uno
che ha avuto il coraggio e la possibilità di aprire strade
diverse alla canzone italiana. Addirittura avevano pensato di
fare, se non una tournèe, un concerto assieme e riporta un breve
aneddoto: "Per vari motivi non se ne fece nulla. Lui disse: 'Mi
piacerebbe molto ma tu parli tanto e io non dico mai niente,
non vorrei fare una brutta figura".
Per molti cantautori, De Andrè è una
figura di riferimento, un esempio da non dimenticare. Max
Manfredi, definito dallo stesso Faber il più bravo dei
cantautori italiani, ricorda: "Per me è stato un imprinting. E
quando si è trattato di conoscerlo davvero, nonostante tutta
la mia timidezza mi è sembrato di incontrare un vecchio
amico". Poi ci ha lasciato e lasciandoci è diventato il
cantautore per antonomasia, il primo e l’unico (se non
l'ultimo). Lo è diventato per una specie di plebiscito
popolare. Lo è diventato spudoratamente, lui che non poteva
far più nulla, come faceva da vivo, per impedirlo...".
E Gianmaria Testa, l’ex ferroviere che ha trovato il
successo in Italia solo dopo aver "sfondato" in Francia confessa: "Mi
manca la sua assoluta dignità in ogni situazione. Questi sono
tempi di poco, pochissimo decoro. Il suo insegnamento è stato
che si può fare tutto, essere personaggi pubblici, mantendendo
un grande contegno. Adesso De Andrè sta vivendo un suo
paradiso nella memoria della gente e credo sia ampiamente
meritato: e' un destino felice, un destino che non spetta a
moltissime persone".
Ma De Andrè, era o no un poeta? Per
Fernanda Pivano, il sì è assoluto, come spiegò durante una
premiazione al club Tenco. De Andrè ci andava cauto, citava
Benedetto Croce per ricordare che dopo i 20 anni scrivono
poesie solo i poeti e i cretini. E dunque, precauzionalmente,
preferiva definirsi un cantautore.
Luigi Maieron, il raffinato cantautore friulano che nei
suoi dischi e concerti alterna canzoni cantate in italiano e
nella sua lingua madre, sottolinea la forza dei versi di Faber.
"La sua parola serviva alla vita e non solo alla carta. Per lui
l'arte esulava dal divismo. Che grande lezione portiamo con
noi. Credo, anzi sono convinto che se De Andrè ci fosse ancora
farebbe dischi improntati alla sottrazione. Poche note e parole
asciutte, essenziali. Con “Anime salve” ha chiuso in modo alto;
una sorta di opera d'addio che ha toccato alte vette e ha
raccontato tutto ciò che aveva acquisito, imparato, percepito:
esperienze di anni, suoni di una vita".
Ritorna il tema della "dignità". Bonaveri, forse l'erede
di Guccini, spiega: "Rimpiango la sua intelligenza indipendente
che oggi è merce rara. Ben vengano le celebrazioni di Faber, se
contribuiranno a farlo conoscere meglio a chi e' molto giovane
e che magari sarà così entusiasta della vita da
innamorarsene".
La PFM ricorda che di aver "ricevuto da lui la consapevolezza dell’importanza del testo. Da quel momento in poi abbiamo cominciato a raccontare le nostre storie in modo diverso. De André, invece, prese da noi coscienza della sua potenzialità di musicista. Da quel momento in avanti per lui la musica diventò importante quanto la poesia. Esplorare la musica divenne altrettanto intrigante che esplorare le parole, di cui era sicuramente un maestro".
Vale la pena ricordare l'omaggio che la cultura provenzale
renderà oggi al cantautore scomparso. A Sancto Lucio de
Coumboscuro, in provincia di Cuneo, verrà celebrata una Messa
cantata in provenzale in onore di De Andrè che ha dato
dignità a tutte le minoranze e che proprio a Coumboscuro ha
vissuto un'intensa esperienza artistica e umana. Faber ha
cantato infatti il brano 'Mis Amour', nel disco 'A toun soulei'
dei Troubaires de Coumboscuro (oggi Marlevar).
Già stamattina ad Arezzo ha avuto luogo la cerimonia di inaugurazione di un piccolo parco dedicato a Fabrizio De Andrè. Ora, in occasione del decimo anniversario della sua morte, questo piccolo angolo verde, porta il nome del celebre artista.
A Piazza Armerina alle 20.30 ci sarà uno spettacolo di musica: un tributo al grande cantautore genovese, alla sua musica e alla sua poesia: ''Faremo un happening per ricordare l'artista con allegria - ha spiegato il sindaco della città Carmelo Nigrelli. Ho chiesto ai musicisti che operano in città di regalare due o tre pezzi di Fabrizio, inoltre proietteremo video e si leggeranno i testi delle più belle canzoni di De Andrè''.
Ma sono le canzoni, le loro storie e i loro personaggi che più di ogni altro ricordo ce lo mantengono vivo: da Via della povertà all'indimenticata e indimenticabile Bocca di rosa; e poi: La guerra di Piero, Il testamento di Tito, La ballata dell'amore cieco, la tanto rivisitata Canzone dell'amore perduto, Il pescatore, Don Raffaè, La città vecchia, Dolcenera...
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