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Ultimo aggiornamento: 23.11.2008 ore 11:33
Nel 1995 nasce il quotidiano gratuito. Lunga vita alla free-press Stampa E-mail
26/09/2007
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di Patrizia Rizzotti
La stampa quotidiana gratuita, distribuita a partire dalle grandi città, rappresenta un bel caso di successo editoriale, con una nota di imprevedibilità.

La stampa quotidiana gratuita, distribuita a partire dalle grandi città nei principali punti nevralgici di grande passaggio, e sempre più distribuita anche nelle province, rappresenta un bel caso di successo editoriale, con una nota di imprevedibilità.

Metro, City, Leggo, ma anche 24' e il recentissimo E-polis, sono un appuntamento ormai fisso della mattina e del tardo pomeriggio, soprattutto per il pendolare che quotidianamente raggiunge la città per il lavoro. Qui, appena lasciata l'auto e appena arrivato in metrò, oppure appena usciti di casa, ci si trova servito un quotidiano gratuito, che, molto più frequentemente del previsto, si affianca senza sostituirlo al quotidiano a pagamento preferito.

Un dato ci deve far riflettere: il quotidiano gratuito, che pregiudizialmente si pensava rivolto a chi non ha l'abitudine di leggere il quotidiano, risulta letto, dalle numerose e recenti ricerche realizzate, in maggioranza da persone diplomate e laureate, con punte significative nei lavoratori di fascia medio-alta, tra le donne e, soprattutto, tra i giovani e giovanissimi.

Questo è il vero elemento di sorpresa: infatti, la stampa quotidiana gratuita, veicolo di pubblicità per eccellenza, sembrava nata e destinata a un pubblico che non aveva l'abitudine del quotidiano, e che quindi si supponeva un pubblico popolare, ma interessato. Un pubblico di persone, immigrati compresi, che hanno trovato nella stampa gratuita una fonte di informazione altrimenti non accessibile, e non solo per il prezzo, ma proprio per la non abitudine alla lettura del quotidiano. Questi destinatari esistono, ma non sono maggioranza.

Molti sono gli studi che hanno individuato le chiavi di questo successo, ma tra queste ci potrebbe essere un elemento qualitativo molto interessante: il momento di fruizione. Formato comodo, punti di distribuzione, gratuità, scorrevolezza della lettura concorrono come fattori concreti a delineare un momento di fruizione del tutto particolare, quello che gli Americani chiamano "on the go"; on the go non è soltanto un luogo (meglio, un non-luogo) ma è un modo: il quotidiano gratuito allevia in modo comodo e non macchinoso i momenti di passaggio, senza neanche farti aprire la borsa. Esci, prendi, leggi e sei arrivato, con un'infarinatura sul mondo, e aggiornatissima, e se vuoi butti. Questa mi sembra la chiave di successo presso il pubblico già lettore di quotidiani a pagamento, e questo mi sembra il motivo per cui la stampa "tradizionale" non dovrebbe sentirsi minacciata dalla presenza della free-press, perché è un altro mezzo. È un mezzo che si sposta verso di te, non sei tu che vai all'edicola a prenderlo, e non interrompe il flusso dei tuoi pensieri e delle tue decisioni.

L'operazione di business (notizie in cambio di pubblicità) costituisce un patto chiaro e palese col lettore abituale di stampa e informazione. Un patto disimpegnato, non aggressivo, che sta nel mondo. Non si chiede di più. Non pericolo, ma occasione di riflessione, quindi, per la stampa quotidiana a pagamento, soprattutto per il doppio target della free press: popolare e colto.

Diverso è ragionare se la socializzazione alla lettura del quotidiano gratuito, l'alfabetizzazione alla familiarità del gesto di aprire il quotidiano potrebbero ingenerare in chi non ce l'ha il desiderio e l'abitudine alla lettura del quotidiano, portando questi nuovi lettori alla lettura a pagamento.

Dubito. Mi viene in mente il caso di Harmony, ottimo successo editoriale, presso il pubblico non lettore di libri, lettore di fotoromanzi e riviste rosa. Mondadori salutava con soddisfazione (giustamente, perché con quelle rendite si pagava la pubblicazione delle collane di poesia, non per tutti) il successo di Harmony, che faceva e fa viaggiare un pubblico di donne e pensionate, portandole in paesi e storie da sogno. Fotoromanzi e Harmony sono stati anche il mezzo popolare di lettura e di svago di molti immigrati, primi tra tutti Filippini.

Ma la cosa si ferma lì: chi legge Harmony legge Harmony, e non fa il salto verso altri libri. Perché manca quella socializzazione alla lettura, legata anche alle diffuse incompetenze linguistiche degli Italiani verso la loro lingua scritta, che non consentono una fruizione più attiva, una concentrazione maggiore, un capacità di sintesi non banale, richiesta dai mezzi molto più complessi come il quotidiano a pagamento e il libro-libro.

Per questo, perché davvero popolare, oppure perché davvero "altro" rispetto all'affezionato quotidiano a pagamento, lunga vita alla free-press.

Patrizia Rizzotti

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