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22/06/2007 |
Tra i vantaggi della primogenitura
pare ci sia l'inconsapevole acquisizione di una migliore capacità di elaborare
il pensiero. E, quindi, a conti fatti, una intelligenza più sviluppata e acuta
rispetto ai fratelli minori. Ma siamo sicuri che in termine di aspettative degli altri sia proprio un vantaggio?
La tesi elaborata da un gruppo di ricercatori norvegesi è stata appena
pubblicata dalla rivista Science. Secondo gli autori dell'indagine non è
l'ordine di nascita che conta, quanto l'esser stato cresciuto come il figlio
più adulto a garantire il più alto quoziente intellettivo. Si tratta
precisamente di una questione di "rango sociale" all'interno della
famiglia, infatti il fenomeno si ripete nel secondogenito quando il primo nato
muore prematuramente.
Il campione su cui Petter Kristensen e Tor Bjerkedal hanno condotto la loro
ricerca è costitutito da 241.310 norvegesi che hanno passato la visita di leva
tra il 1967 e il 1976, in un'età tra i 18 e i 19 anni. Dallo studio è emerso
che il quoziente intellettivo dei primogeniti era di 103,2, mentre la media dei
secondogeniti raggiungeva il 102,9 e quella dei terzogeniti arrivava a 100. Ma
se i fratelli maggiori erano morti piccoli, la media dei terzi nati saliva
102,6. "Secondo noi è la prova che non conta strettamente l'ordine di
nascita quanto il rango sociale in famiglia", hanno concluso i due
esperti.
Uno dei primi ad appassionarsi alla questione è stato Sir Francis Galton -
antropologo, genetista e cugino di Darwin - che nel XIX secolo fece notare come
spesso gli uomini in posizioni influenti erano prevalentemente primogeniti.
Frank Sulloway, un autorità in materia all'Università della California,
commentando la ricerca dei colleghi norvegesi ha detto che è proprio il
contesto familiare a determinare questo tipo di vantaggio, non l'essere nato
per primo ma l'essere cresciuto da primogenito ad avere impatto
sull'intelligenza: "Il maggiore si stacca dagli altri forse perchè è
costretto a far ai minori da guida e in questo processo impara a organizzare e
elaborare meglio il pensiero".
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