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Ultimo aggiornamento: 21.11.2008 ore 08:30
il 27% degli uomini dopo la separazione torna dai genitori. Stampa E-mail
21/09/2007
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Otto università analizzano la crescente instabilità della società italiana Nel giro di dieci anni i fallimenti coniugali sono quasi raddoppiati Divorzi boom. E lui torna dai genitori, uno su cinque di nuovo nella vecchia famiglia. Torno a casa, torno a vivere con mammà.(Vai alle tavole)
Non è una minaccia, una promessa, una battuta da commedia all'italiana ma una realtà complessa sempre più diffusa in un Italia dove una coppia su quattro finisce in frantumi.
guerra dei roses.jpgNel paese dove negli ultimi dieci anni il numero di separazione è divorzi è quasi raddoppiato, più del 20 per cento degli uomini con un matrimonio alle spalle rientra a vivere nella famiglia originaria. Quella, dicono le statistiche, che tra tutti gli europei è stato l'ultimo a lasciare per la difficoltà di trovare un lavoro che gli consentisse di mantenersi. Ormai trentenne, ben che vada, diventa autonomo: spesso però dura poco.
Ancora una volta per soldi e per affetto, per cultura ma soprattutto per risolvere difficoltà economiche la vecchia generazione regge il paese. "La famiglia di origine si ritrova a fare da cuscinetto, a sopperire alle mancanze del welfare. In Italia c'è ancora una solidarietà generazionale, legami familiari forti e così se le femmine separate e in difficoltà vengono aiutate economicamente, i maschi tornano dai genitori quando si ritrovano senza casa, spesso assegnata a moglie e figli, e tra assegno di mantenimento e nuove spese non hanno soldi per trovare alloggio".
A fare questa analisi è il professor Massimo Livi Bacci, demografo, accademico dei Lincei, sposato da 44 anni, che ha coordinato un convegno che ha visto otto università italiane lavorare sull'Italia delle separazioni e dei divorzi. Raccontare la crescente "instabilità familiare", cercare cause, intravedere conseguenze demografiche, economiche e sociali.Una fotografia del paese che cambia, tra uomini che tornano dai genitori e donne che lavorano sempre di più e sempre più spesso si separano "non più disposte a prolungare un matrimonio infelice".
Tra figli che inizialmente subiscono i contraccolpi (depressione, problemi scolastici) della crisi ma che nell'89% dei casi preferiscono genitori separati piuttosto che infelici e pensano sia giusto (87%) che padre e madre si costruiscano una nuova famiglia.
Storie sempre più comuni, realtà quotidiane non più eccezioni da ricchi. Lo dicono i numeri tra: il '95 e il 2005 le separazioni sono passate da 51mila a 83mila, i divorzi da 27mila a 47mila. Più nelle regioni in cui il 50% delle donne ha un'occupazione. In Italia, anche se non siamo ai livelli europei dove un matrimonio su due si spezza, stiamo assistendo ad una "democratizzazione delle separazioni", analizzano gli esperti.
Non è più solo un fenomeno che interessa classi agiate, con buoni titoli di studio e lavori ben remunerati, è una realtà in crescita trasversale in tutti gli strati della popolazione. "E questo pone un problema: si assiste a un generale impoverimento perché la coppia divisa ha maggiori spese, minor potere di acquisto e quindi c'è il problema della difesa delle fasce più deboli, delle madri single, dei figli di separati che ormai sono l'otto per cento dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni", dice la professore Letizia Mencarini del dipartimento di demografia dell'università di Firenze.
L'Italia, sostiene, è impreparata ad affrontare i problemi legati all'aumento delle separazioni, all'impoverimento di larghi strati della popolazione. Troppo alti, sottolinea, persino i costi di una separazione che, se conflittuale costa sui 15mila euro.
E a quanto raccontano magistrati e avvocati specializzati in diritto di famiglia, si sta assistendo ad una vera "esplosione di conflittualità" tra ex coniugi nonostante la legge sull'affido condiviso dei figli. Separazioni e divorzi hanno poi un peso molto diverso sui due ex partner, secondo le caratteristiche della società nella quale vivono, le leggi, gli aiuti alle famiglie monoparentali e ai più deboli.
Da uno studio europeo risulta però che ovunque a pagare di più sono comunque le donne, a subire gli effetti economici negativi sono loro, più colpite nei paesi mediterranei e conservatori rispetto alle nazioni scandinave e socialdemocratiche con welfare funzionanti.
Ma chi è la donna ad alto rischio di separazione? I risultati di una ricerca dicono che sono quelle nate nei decenni più recenti, con esperienze di divorzio in famiglia, che si sono sposate giovani col rito civile, vivono al centro e al nord, hanno un titolo di studio e un esperienza di convivenza prematrimoniale.
Una volta separate solo un quarto forma una nuova coppia.
Se vive al nord e senza figli ha il doppio di probabilità di una coetanea del centro, cinque volte di più di una con bambini che vive al sud.
I figli di separati, secondo un'altra indagine presentata al convegno, hanno un approccio alla vita meno idealista e più pragmatico rispetto ha chi ha i genitori uniti. Sono ragazzi con una maggiore propensione alla convivenza ma non rifiutano il matrimonio, vissuto come una seconda tappa come se avessero elaborato e non subito l'esperienza dei genitori.
E di casa escono non per sposarsi ma per andare a convivere, studiare o semplice desiderio di autonomia.
(Fonte: la Repubblica)
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