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Wikipedia da record
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Strana la sorte di Wikipedia. Circa quattro anni fa era
considerata come l'enciclopedia che avrebbe salvato il mondo, la dimostrazione
pratica delle virtù dell'intelligenza collettiva applicate alle nuove
tecnologie digitali.
Poi, nel giro di un paio d'anni, è diventata il nemico
numero uno della conoscenza, il simbolo dell'inattendibilità, della
superficialità, del vandalismo e del dilettantismo di Internet. E adesso, più o
meno lentamente, forse per noia, sta uscendo dai radar dell'informazione.
Capita così che siano davvero in pochi, non tanto in Italia ma soprattutto nei
paesi anglosassoni, ad aver dato notizia dell'ultimo traguardo raggiunto
dall'enciclopedia: più di due milioni di articoli nella sua versione in lingua
inglese. Due milioni d'articoli sono parecchi. Secondo gli stessi wikipediani,
più o meno dieci volte quelli presenti nella Britannica, la grande nemica,
austero baluardo della contrapposizione tra volontariato e professionalità.
E sono parecchi soprattutto se si considera il breve lasso di tempo in cui sono
stati scritti: sei anni. Facendo i conti con la calcolatrice significa più o
meno trecentotrentamila articoli all'anno, poco meno di mille al giorno. E solo
per la versione in inglese. A seguire ci sono quella tedesca (più di seicentomila),
quella francese (cinquecentomila), la sorprendentissima polacca
(quattrocentomila). Wikipedia Italia si difende bene, con poco meno di
trecentocinquantamila articoli. Senza dimenticare le vivaci appendici
dialettali (lombardo, napoletano e siciliano possono contare su più di
diecimila voci).
E' davvero strana la sorte di questo progetto, lanciato nel 2001 da Jimmy
Wales, e capace di fondere in se stesso tutte le contraddizioni della nuova
società dell'informazione, della comunicazione, della conoscenza. Su Wikipedia
si trova di tutto: il sacro va a braccetto con il profano, l'approfondimento
con la superificialità, e non è un caso che il duemilionesimo articolo in
inglese potrebbe essere quello dedicato a un programma tv, lo spagnolo El Hormiguero
(ma un'indagine più approfondita dei redattori di Wikipedia
potrebbe presto indicare un altro "eletto").
Angelo o demonio, salvatore della libertà o affossatore della verità, metafora
della trasparenza o oscuro ricettacolo di ambiguità e anonimato, il sito
continua a crescere e a dilatarsi come un gigantesco blob, incurante delle
critiche e degli elogi, con il contributo incessante di chissà quante persone
sparse per il pianeta, nascoste nelle periferie di Denver e nei palazzi del
Vaticano. Simbolo, questo sì, di una rete Internet sempre più ciclopica,
onnivora, partecipata, che fotografa la società - il suo passato e soprattutto
il suo presente - senza limiti o confini.
(Fonte: La stampa)
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