| 37% degli italiani a favore del nucleare |
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| 22/09/2007 | |
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Crescono le simpatie degli italiani per l’energia nucleare. Le conferme arrivano da un sondaggio commissionato dall’Osservatorio Scienza e società - un’iniziativa di Observa Science in Society, realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo - e presentati in anteprima al Convegno “The Future of Science” dedicato a “The Energy Challenge” (la sfida dell’energia).
Nel giro di quattro anni i favorevoli sono passati dal 22 per cento del 2003 al 37 per cento attuale, mentre i contrari sono diminuiti dal 56 al 38 per cento.
Il sondaggio arriva in concomitanza con il convegno alla Fondazione Cini di Venezia dedicato all’energia, in contemporanea con le aperture espresse da due “pezzi da novanta” come Umberto Veronesi e Sergio Romano sulla Repubblica e su Panorama a proposito della sfida energetica che dovrà affrontare l’Italia nel futuro.
E da cui si evince la necessità per il paese di tornare all’atomo senza rinunciare alle altre fonti. Perché, per dirla con Carlo Jean, ex numero di Sogin, intervistato oggi dal Messaggero “la sicurezza energetica è una cosa seria”.
Le previsioni illustrate a Londra dal Wec (World energy council) d’altro canto sono chiare: la domanda di energia raddoppierà da qui al 2050 e abbiamo bisogno “di tutte le opzioni energetiche possibili”, ha chiarito il segretario generale del Wec, Gerald Doucet.
“La questione – ha spiegato – non è se le fonti rinnovabili possano sostituire le fonti tradizionali. Il punto è aver un mix integrato e bilanciato”.
Tornando all’indagine demoscopia, a orientare verso il nucleare, secondo le rilevazioni Observa Science in Society, è la convinzione che si debba ridurre la dipendenza energetica e il rischio di esaurimento delle attuali fonti.
A colpire di più sono i dati di favorevoli e contrari che fotografano un’Italia spaccata in due: a vent’anni dal referendum che sancì per l’Italia l’abbandono di questa modalità di produzione di energia, oltre un italiano su tre si dichiara favorevole agli investimenti in energia nucleare, mentre restano contrari meno di quattro Italiani su dieci.
Uno su quattro ritiene di non essere in grado di esprimersi sulla questione. Si tratta di un’inversione di tendenza recente: fino a quattro anni fa, oltre il 56 per cento degli italiani era ancora nettamente contrario, mentre i favorevoli erano poco più del 20 per cento.
Secondo Massimiliano Bucchi, professore di Sociologia della Scienza all’Università di Trento e tra i curatori dell’indagine, “nel cambiamento negli orientamenti pesano soprattutto la percezione della congiuntura economico-politica: la necessità di ridurre la dipendenza dai paesi produttori di petrolio è la prima motivazione dei favorevoli.
Molto rilevante appare anche all’opinione pubblica il rischio di esaurimento delle attuali fonti di energia”.
I timori sulla sicurezza degli impianti hanno in buona misura lasciato il passo alla preoccupazione per le risorse energetiche.
Non a caso anche i contrari agli investimenti nel nucleare riconoscono comunque che vi sia per il nostro Paese – e più in generale a livello globale - un grave problema di approvvigionamento di energia.
Tra le motivazioni a sostegno di un ritorno ad nucleare, infatti, la principale risulta essere la necessità di ridurre la dipendenza dai Paesi produttori di petrolio (passata dal 22 per cento dei sostenitori del 2003 al 37,6 per cento del 2007).
Tuttavia, negli ultimi due anni, sono significativamente aumentati anche coloro che vorrebbero ricorrere al nucleare per far fronte all’insufficienza delle fonti energetiche (dal 26 per cento del 2005 al 35 per cento del 2007).
Rimangono motivazioni secondarie l’utilizzo delle centrali nucleari da parte degli altri paesi industrializzati o il fatto che anche le centrali termoelettriche inquinino. Vale la pena di notare inoltre che l’apertura al nucleare risulta maggiormente diffusa tra gli uomini (il 49,8 per cento è favorevole, rispetto al 25 per cento delle donne, che si dimostrano per lo più molto incerte sulla posizione da assumere) e tra le persone con un’istruzione elevata, di cui oltre il 47 per cento si dice disponibile agli investimenti nel nucleare.
I contrari, tra i quali spiccano i trentenni-quarantenni, continuano a sostenere che sia meglio sviluppare le fonti alternative di energia (43 per cento nel 2003 e 45 per cento nel 2007) e sono sempre più propensi a pensare che nessun comune vorrebbe una centrale nucleare nel proprio territorio.
Inoltre, riprendono ad attribuire importanza alla problematica dello smaltimento delle scorie (indicata nel 2003 dal 32 per cento dei contrari, nel 2005 dal 17 per cento, nel 2007 dal 24,4 per cento).
Diminuiscono, invece, i dubbi sulla sicurezza delle centrali (dal 20 per cento del 2003 al 10,9 per cento del 2007), mentre rimane trascurabile la quota di quanti respingono l’opzione nucleare negando che vi sia per l’Italia un problema di approvvigionamento energetico (2,5 per cento). Tra gli incerti, la stragrande maggioranza sostiene di non avere la competenza per decidere (76,7 per cento dei dubbiosi lo pensa nel 2007), mentre il 23,3 per cento è convinto che i pro e i contro si equivalgano.
Nel complesso dunque, gli Italiani tendono ad apparire sempre più divisi sull’opportunità di mantenere ferma la decisione presa con il referendum del 1987.
I timori sulla sicurezza degli impianti (il referendum fu votato all’indomani della tragedia di Cernobyl), oggi, hanno in parte lasciato il passo alle preoccupazioni per i problemi energetici.
Non è un caso che anche i contrari riconoscano un grave problema di approvvigionamento di energia.
(Fonte ilVelino.it)
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