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Ultimo aggiornamento: 04.12.2008 ore 18:37
Il 4 ottobre i 50 anni dallo Sputnik Stampa E-mail
30/09/2007
Ci siamo: il 4 ottobre si festeggia il mezzo secolo dal lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik:una sfera di 58 centimetri di diametro e 83 kg di massa messa in orbita dall’Unione Sovietica.
In questa rubrica da qualche mese di tanto in tanto siamo ritornati sul significato di quell’evento. I satelliti artificiali hanno permesso all’astronomia di compiere più progressi in cinquant’anni che nei precedenti cinquemila.

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Ma hanno anche cambiato la nostra vita quotidiana con telecomunicazioni su scala globale, previsioni meteo più precise, sistemi di navigazione come i GPS americani e i Glonass russi, osservazioni della Terra come quelle di Envisat, ricerche di geodesia e fisica fondamentale con navicelle tipo Lageos e via elencando. Questa settimana il modo migliore per celebrare l’anniversario dello Sputnik ci sembra quello di suggerire l’osservazione diretta del “cielo artificiale” creato dall’uomo con la messa in orbita di circa cinquemila satelliti, quattrocento dei quali tuttora operativi. Per una informazione più ampia rinviamo invece al numero della rivista “Orione” appena arrivato in edicola, quasi interamente dedicato al bilancio di questi cinquant’anni segnati dall’esplorazione dello spazio ( www.orione.it ). Ci troverete, tra l’altro, un articolo dell’astrofisico Giovanni Fabrizio Bignami, nuovo presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).
Tra le lune tecnologiche la più facile da osservare è la Stazione Spaziale Internazionale (Iss), un gigantesco satellite abitato costruito in collaborazione da Stati Uniti, Europa, Russia, Cina e Giappone. La Iss non è ancora completata, ma quando la costruzione sarà finita avrà una massa di 400 tonnellate e sarà grande come un campo da calcio.
La Iss gira intorno alla Terra in 92 minuti alla quota media di 360 chilometri e con una velocità di 7,7 chilometri al secondo. Ogni due mesi ci sono dieci giorni durante i quali è molto facile osservarne il passaggio tra una e due ore dopo il tramonto (o, più scomodamente, al mattino). La luce del sole si riflette sulla struttura e sui pannelli solari, rendendo la Iss molto luminosa, con una magnitudine compresa tra -3 e +2. Il sito migliore per trovare i giorni e le ore dei transiti su un dato luogo è www.heavens-above.com Basta inserire il nome della propria città o paese (ci sono persino tutte le frazioni dei comuni italiani) e si ottengono tutti i dati utili: orario, luminosità (di solito molto sottostimata), altezza sull’orizzonte e azimut. Il transito dura da due a tre minuti da un orizzonte all’altro. In qualsiasi sera, sempre nella seconda ora dopo il tramonto, capita di osservare il passaggio di parecchi satelliti. I più spettacolari sono i 66 della famiglia Iridium. Dovevano servire alla telefonia intercontinentale ma la compagnia americana aveva sbagliato i conti economici e la stima del mercato potenziale, tanto che l’impresa, costata 6 miliardi di dollari, fallì, e i satelliti furono rilevati per la modica cifra di 25 milioni di dollari. Attualmente i 66 satelliti sono al servizio del Ministero della Difesa degli Stati Uniti e vengono usati per ricerca scientifica e protezione civile.
Talvolta le loro antenne vengono a trovarsi in una posizione tale da riflettere al suolo un potente flash di luce solare, con una magnitudine fino a -8 o -9. Cioè più della Luna al primo quarto. Vale la pena di assistere allo spettacolo. Chiudiamo questo ricordo dello Sputnik fatto attraverso i suoi moderni successori con un cenno al satellite Foton-M3 dell’Esa, inserito in orbita poco più di due settimane fa. Un esperimento è già tornato felicemente al suolo dopo 12 giorni trascorsi nello spazio.
Tra i responsabili c’è Mario Damasso dell’Istituto di Cristallografia del Cnr di Roma. E’ la missione Photo-II ideata per osservare gli effetti delle radiazioni sulla fotosintesi in organismi vegetali. Si è studiata in tempo reale la reazione di vari campioni geneticamente modificati della stessa specie di alga. In essi era stata cambiata la struttura di una proteina determinante per la funzione della fotosintesi. L’obiettivo è di utilizzare queste alghe in future missioni spaziali con equipaggio: per esempio quelle che nei prossimi decenni avranno come meta la Luna e Marte.

(Fonte: La Stampa)

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