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Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 07:39
Istat: disoccupazione scesa al 5,7% tra aprile e giugno. Stampa E-mail
21/09/2007
colloquiolavoro.jpga
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I numeri restano positivi ma, a leggere in controluce, i segnali che arrivano dall'ultima rilevazione sulle forze lavoro dell'Istat – quella relativa al secondo trimestre – appaiono di orientamento decisamente opposto, soprattutto in prospettiva.
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lavoratrici.jpgÈ infatti positivo che nel periodo tra aprile e giugno di quest'anno il tasso di disoccupazione sia sceso al 5,7%, in flessione dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (nel primo trimestre era al 6,5%).
Così come è positivo che, se si considerano i dati destagionalizzati, questo tasso sia sceso al 6% con un calo dello 0,1% rispetto a gennaio-marzo.
E che questo 6% rappresenti la percentuale più bassa dal 1992.
Quello che però è meno positivo «è che – lo spiegano i ricercatori Istat – fondamentalmente il tasso di disoccupazione scende per il forte senso di scoraggiamento degli italiani».
Ci sono cioè meno disoccupati perché c'è meno gente che si affaccia sul mercato del lavoro, che rinuncia di fatto a priori a cercare un lavoro «perché pensa di non trovarlo».
A dare l'esatta dimensione di questo effetto è l'aumento del tasso di inattività, soprattutto al Sud.
Se infatti nel complesso la quota di inattivi si è attestata al 37,5%, cinque decimi di punto in più rispetto a un anno prima, al Sud la percentuale è passata dal 46,3% al 47,7%, più ridotta la variazione nelle regioni del Centro (dal 33,1% al 33,6%), in controtendenza invece il Nord (dal 31,2% al 31,1%).
Si spiega di conseguenza come a fronte di una flessione del tasso di disoccupazione non ci sia stato un parallelo incremento del tasso di occupazione che invece registra «una variazione nulla» per due trimestri consecutivi.
Ovvero il tasso segna un 58,9% in questo secondo trimestre: lo stesso valore dello stesso periodo dell'anno scorso.
Nessun cambiamento come è accaduto nei primi tre mesi:allora l'occupazione aveva raggiunto il 57,9%, anche in questo caso lo stesso valore registrato nei primi tre mesi del 2006.
Fra l'altro a rendere più preoccupante il rallentamento, anzi la creazione di un vero e proprio stallo, è il fatto che l'incremento del numero di occupati (23.298.000 unità), +111mila in termini assoluti che vuol dire una crescita su base annua dello 0,5% e dello 0,4% rispetto al primo trimestre del 2007, si è concentrato solo al Nord (+0,7%) e al Centro (+2%) a fronte di un deciso ridimensionamento al Sud ( 0,9).
Tanto basta a far dire al ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che il dato «è sicuramente positivo ma occorre prudenza perché il vero indicatore è il tasso di occupazione che è rimasto stabile».
Una situazione, dunque, in equilibrio, in cui a vedere il bicchiere mezzo vuoto oltre a Damiano, è anche il sindacato e una parte delle imprese come la Confesercenti.
Per Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, questi numeri «assieme ai positivi dati generali di crescita del totale dell'occupazione e di calo della disoccupazione già registrati nel primo trimestre, confermano e in alcuni casi aggravano i problemi specifici dell'occupazione ».
In particolare a pesare, secondo Fammoni, «è il numero degli inattivi che crescono di oltre 200mila unità, dopo che erano aumentati già di oltre trecentomila nel primo trimestre.
È facile prevedere – aggiunge Fammoni – che in gran parte rifluiscano nel lavoro nero e nel sommerso». Mentre la Confesercenti invita a evitare di leggere i dati sul tasso di disoccupazione, più basso da quindici anni, senza trionfalismi dal momento che «è un brutto segnale che cresca nelle regioni meridionali il numero di coloro che non cercano lavoro perché ormai scoraggiati soprattutto se si considera che il tasso di disoccupazione rimane il triplo di quello del Nord».
Al di là di tutto è comunque positivo che l'occupazione torni a salire, «dopo il debole andamento che aveva contrassegnato la seconda metà del 2006 e l'inizio del 2007», ragiona tuttavia l'Isae, che aggiunge: «Sulla dinamica tendenziale incide fortemente l'incremento degli occupati stranieri, fenomeno che appare più accentuato al Centro e nel Mezzogiorno».
(Fonte:Il Sole24ore)
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