| Le 2 Italie, la prima da "marchesi del Grillo" e l'ultima di pensionati affamati |
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| 27/09/2007 | |
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Di Francesco Fusco Si stanno creando due
Italie, una fatta di "marchesi del Grillo" e l'altra di pensionati che
rubano perchè "hanno fame"...
Mentre si dibatte sui massimi sistemi, "caste", aerei di Stato, e su quanti giorni di vita resterebbero al Governo, due notizie colpiscono la fantasia di chi per una volta non si lascia distrarre dai litigi politici trasmessi dalle varie emittenti TV, e si sofferma su quanto avviene ogni giorno sotto il nostro naso, e che spesso è oggetto di una "breve" di cronaca. Come quella relativa al poveretto sorpreso a rubare in un supermercato. Un pensionato di 75 anni, al quale mentre passa dinanzi alla cassa, da sotto la giacca dove li aveva nascosti, cadono un pacco di pasta e un pezzo di formaggio. " Avevo fame", ha dichiarato il poveretto, il quale di fronte a tanto candore nel confessare uno stato di assoluta necessità non solo è stato perdonato per il tentativo andato a male, ma ha ricevuto la solidarietà dei presenti. Anche questa è Italia, da una parte la solidarietà spicciola, dall'altro l'estremo bisogno di chi non ce la fa più. Poi sullo stesso foglio leggi che per "nutrire", badate bene al verbo "nutrire", i mille dipendenti e i 322 senatori di Palazzo Madama lo Stato, tutti i cittadini, quindi anche il povero pensionato di prima, spendono 2 milioni e ottocentomila euro fra ristoranti e buvette (1,4 milioni per i 100 dipendenti, e altrettanti per i 320 senatori). Per fornire cioè piatti sopraffini, supplì, bevande varie, dolci e caffè, a persone che grazie agli emolumenti che ricevono potrebbero permettersi di pagare lautamente i loro pasti invece di farli pesare sulle tasche degli italiani, compreso il pensionato affamato di cui sopra. I senatori con le loro indennità, i dipendenti con gli stipendi che superano di gran lunga quelli di altri impiegati privati anche di alto livello. Dice: in un bilancio di 1 miliardo ( tanto costa il funzionamento del Senato) 2,8 milioni sono ben poca cosa. Così come costituiscono cifre irrisorie i 200mila euro spesi per i corsi di lingue, i 62mila euro per stoviglie e posate, i 32.700 euro per calze e collant di messi e commesse, o la cifra imprecisata per un corso per sommelier per i vati di Palazzo Madama. Facendo sorgere spontanea la domanda "pensano di fare i baristi una volta smesso il laticlavio?" Non sono le cifre in se stesse a farci riflettere, non siamo qui per l'ennesima denuncia di privilegi della "casta", ma per mettere in evidenza la dicotomia che ormai si è creata fra italiani. Tutti con lo stesso diritto di cittadinanza secondo la Costituzione, ma separati dalla realtà di ogni giorno, quasi appartenessero a due mondi diversi. Un'Italia ricca, prospera, paese di bengodi, fatta di "feste romane " come quelle che Dagospia con arguzia definisce "cafonal" - visto il generume spesso volgare che vi partecipa, e un'altra Italia a livello dei Paesi meno sviluppati, dove esiste ancora la parola "fame". E fra costoro spesso troviamo anche tanti di coloro che alzano una voce critica. Un'Italia dove sembra che sia rimasto in auge il detto "Franza o Spagna purchè se magna", fatta di gente che si abboffa senza ritegno, e un'altra che raccoglie il centesimo per strada, e talvolta anche gli scarti dei mercati rionali. Non è - come affermano in tanti - solo il mondo politico che in questi giorni è oggetto di aspre e spesso motivate critiche il privilegiato protagonista di questa dolorosa separazione, ma tutto un ceto multicolore per ideologie e appartenenze politiche, il quale finge di non accorgersi occupato com'è a partecipare a feste e celebrazioni, o a litigare sui massimi sistemi a Porta a Porta o a Ballarò, che sta avviando il Paese verso una rappresentazione dove vi sono sempre più numerosi "marchesi del Grillo", pronti a dire "io so' chi so' e tu non conti un ca...o". E dall'altra parte tutti i vari "cazzoni" che continuano a far buchi nella cintura, dopo essere obbligati a pagare il costo di tanto privilegio. Avviso ai "naviganti" : Quo usque tandem abutere patientia nostra? Francesco Fusco
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