| DOPO 10 ANNI L’ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA PER L’E-COMMERCE |
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| 15/05/2008 | |
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15 Mag. – In Italia crescono gli utenti dell’e-commerce (sono 5 milioni quelli che hanno acquistato online almeno una volta) e sono molto soddisfatti del servizio ricevuto. Nonostante questo, però, rispetto al resto d'Europa l'Italia è ancora in forte ritardo. Non solo per il numero di
acquirenti, ma anche per qualità dell'offerta: le aziende sono restie a mettere
online la propria merce. È quanto emerso durante il Netcomm e-Commerce Forum di
Milano, evento che arriva in un momento quanto mai propizio per fare bilanci.
Il 3 giugno si festeggeranno infatti i dieci anni dell'e-commerce italiano: il
primo acquisto su un negozio online italiano è avvenuto il 3 giugno 1998. Fu
venduto un libro di Camilleri.
Gli studi presentati durante il Forum (patrocinato da Confindustria e Assinform) sono stati realizzati da Netcomm (il consorzio dell'e-commerce italiano), Università Bocconi e Gfk Eurisko (società di analisi di mercato). Emerge un quadro di luci e di ombre, e non si sa se essere più lieti per le buone notizie di crescita oppure scoraggiati per un ritardo, economico e culturale, che ancora l'Italia non riesce a colmare. "È vero che gli acquirenti hanno toccato quota 5,2 milioni, contro i 4,7 milioni dell'anno scorso; ma crescono a ritmi inferiori rispetto a quelli di Paesi vicini. Gli utenti e-commerce aumentano con più lentezza, inoltre, rispetto agli utenti internet complessivi", dice a Repubblica.it Roberto Liscia, presidente di Netcomm. Da noi, acquista circa un terzo degli utenti Internet; in Francia è il 50 per cento. La causa principale del ritardo è di tipo culturale, e la colpa va spartita in modo uguale tra la domanda e l'offerta. Gli italiani, rispetto ai cugini d'oltralpe, sono troppo sospettosi, hanno pregiudizi nei confronti degli acquisti online: temono che i dati della carta di credito siano rubati o di ricevere un cattivo servizio da parte del negozio. Paure, ormai, ingiustificate. Dalle ricerche presentate al Forum emerge che il 98% degli acquirenti online ne è stato molto soddisfatto. "Nessun canale di vendita tradizionale riesce a raggiungere quei valori. L'e-commerce eccelle in qualità, grazie a prezzi bassi, servizi efficienti, ottimo assortimento di prodotti nei negozi", dice Liscia. Il problema adesso sarà convincere di questi vantaggi ancora coloro che mai hanno osato fare un acquisto online. L'altra faccia del problema riguarda le aziende. In Italia c'è una situazione anomala, il 50 per cento dei fatturati dell'e-commerce viene da viaggi e biglietti, mentre altrove prevale la vendita di prodotti fisici. "Il motivo è che molti produttori, anche nomi noti del made in Italy, ancora diffidano dell'online. Non mettono nei negozi e-commerce i propri prodotti. Non conoscono il valore delle nuove tecnologie oppure temono che i canali online cannibalizzino quelli tradizionali". Paure che sanno di arretratezza culturale e che sempre più penalizzeranno il made in Italy sul piano della concorrenza internazionale, stimano gli esperti. I prodotti italiani, insomma, potrebbero e dovrebbero essere acquistati di più da utenti stranieri, se l'offerta fosse più ricca. Chissà se questo non sarà l'anno della svolta, complice il decennale dell'e-commerce italiano. Un buon segno è che al Forum 2008, per la prima volta, si è visto un interesse notevole da parte di quei marchi del made in Italy che finora hanno snobbato Internet. Cominciano a studiare le modalità per uno sbarco online. Meglio tardi che mai. (Alessandro Longo) |
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