| iPhone l’invenzione del 2007 |
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| 29/12/2007 | |
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29 dic. - Dalle biocar al robot domestico ai digital book, ecco le
trovate più geniali dell’anno secondo Time. Più che vere conquiste
scientifiche, abili collage di tecnologie già esistenti . L’iPhone, per
esempio ...per il settimanale Time è l’invenzione dell’anno.
Al primo sguardo, l’iPhone – ultimo nato della Apple di Steve Jobs – ha l’aspetto di un classico cellulare un po’ massiccio: forma rettangolare di 11,5 per 6,1 centimetri, spessore 11 millimetri, 135 grammi.
Ma se lo provi, un po’ per volta scopri che di classico c’è poco, anche se forse Jobs esagerava quando per lanciarlo ha detto: «Di solito un uomo è fortunato se assiste a una grande rivoluzione. Io sono già alla seconda». Chissà qual è la prima: il vecchio Mac (1984) o il più recente iPod (2001)?
Ci sono invenzioni forti, che derivano da conquiste scientifiche pesanti.
La radio, per esempio, applicazione delle onde elettromagnetiche. E ci sono invenzioni deboli, che mettono insieme tecnologie già esistenti. Il cellulare è una di queste: telefono, radio e gambe c’erano già. L’unione delle tre cose però è stata esplosiva.
Oggi ci domandiamo come si faceva a vivere senza telefonia mobile (qualcuno però risponde sommessamente che si viveva, e meglio). Sul mercato il cellulare ha dimostrato di essere un prodotto fortissimo.
Il discorso vale anche per Internet. C’erano le reti, c’era il computer. Far parlare tra loro tutti i computer tramite la rete ha cambiato il mondo.
Curiosamente, i futurologi non avevano previsto né i cellulari né Internet.
Precursore delle invenzioni deboli (e mobili) fu il walkman, oggi evolutosi nell’iPod.
Il dispositivo per ascoltare musica camminando nacque il 1° luglio 1979. Suoi padri furono il presidente della Sony, Akio Morita (1921-1999), e il presidente onorario, Masaru Ibuka (1908-1997).
In origine doveva essere un registratore tascabile per i giornalisti, ma il prototipo funzionava male. Morita decise di togliere il settore registrazione e di riciclare il resto. Fu un trionfo.
Gli storici della tecnologia si domandano ancora dove fosse l’invenzione: la musicassetta l’aveva brevettata la Philips nel 1963, il nastro magnetico risale al 1934.
La forza dell’iPhone consiste nel mettere insieme tante invenzioni deboli. È un cellulare quadriband, ma è anche un computer palmare con sistema operativo Mac OS-X e un iPod con funzioni audio, foto e video; si collega a Internet in modalità wi-fi, scarica filmati da YouTube, riceve e invia e-mail, parla ad altri computer e apparecchi elettronici con Bluetooth, naviga nelle mappe di Google.
Insomma, in quella scatolina piatta si concentrano decine di apparecchi che prima vivevano separati.
Ma soprattutto l’iPhone ha uno schermo multitouch: lo tocchi e lo sfogli come le pagine di un libro.
Il gesto è così abituale che corri il rischio di inumidire la punta dell’indice sulle labbra. Così l’iPhone restituisce al mondo virtuale una parvenza di fisicità. Hai la sensazione di manipolare i dati con le dita, di spostare un foglio, aprire un documento, benché la tastiera sia puramente virtuale. La gestualità riconquista un senso. Persino la zoomata su una foto passa per un contatto fisico con lo schermo.
E poi la grafica è nuova e accattivante: l’icona di un aeroplanino arancione ti avverte che non ci sono celle disponibili, proprio come quando sei in volo sull’oceano Pacifico. Un sensore di prossimità a raggi infrarossi spegne lo schermo quando lo si avvicina all’orecchio, così si risparmia energia. Un altro sensore adatta all’ambiente la luminosità dello schermo.
Un accelerometro capacitativo orienta l’immagine nella posizione più favorevole. Piccoli trucchi che aumentano quella cosa difficilmente definibile che si chiama «simpatia operativa».
Apple non ha inventato niente di tutto ciò. L’azienda californiana si è limitata ad acquistare licenze o intere aziende che quelle licenze detenevano, senza però sapere che cosa farne. Steve Jobs invece sapeva
E ha trovato un modo nuovo per mettere insieme cose vecchie. C’è della profondità in una innovazione così superficiale.
Da luglio gli Stati Uniti pullulano di iPhone. Se ne sono già venduti due milioni di esemplari.
Ce ne sono due modelli: uno da 399 e uno da 499 dollari a seconda della memoria, da 4 o 8 gigabyte. In Europa stanno per arrivare. Sarà il dono più ambito del nuovo anno.
Ci sono però dei problemi.
Negli Usa Apple ha stretto un patto d’acciaio con la AT&T come gestore unico. Ma in Europa il gestore unico obbligato è illegale. Non si può, per risparmiare, andare a prendere l’iPhone a New York o farselo portare da un amico che ha programmato le vacanze di fine anno in America.
Risultato finale: in Europa un iPhone liberato dal codice del gestore unico viene a costare 999 euro. In sostanza, una rapina. Naturalmente c’è chi compra in America e poi forza il codice, ma in questo caso non è più possibile scaricare gli aggiornamenti del firmware, a meno di ricorrere ad altri trucchi pirateschi.
Costo a parte, l’invenzione dell’anno incoronata da Time deve affrontare altre critiche. La tastiera virtuale porta a errori di battuta e non funziona con i guanti.
La mancanza di protezioni espone l’iPhone ad attacchi telematici. Mancano funzioni come la chiamata vocale, i giochi, la registrazione sonora.
Lo stesso nome iPhone è stato oggetto di contenzioso (poi risolto) con Cisco Systems, che lo aveva registrato già nel 1996.
Anche le altre migliori idee del 2007 selezionate da Time appartengono per lo più alla categoria delle invenzioni deboli: nessuna soluzione rivoluzionaria, ma abili assemblaggi dell’esistente.
L’unica eccezione è una macchina che tramite l’azione di batteri promette di trasformare il sangue dei vari gruppi nel gruppo sanguigno zero dei donatori universali. Il resto è piuttosto ovvio.
Troviamo per esempio l’auto Venturi Electric: è totalmente ecologica e in teoria non ha mai bisogno di rifornimento perché funziona a vento e celle fotovoltaiche. In mancanza di sole e vento, ci si deve rassegnare: non resta che allacciarla alla rete elettrica e le batterie si ricaricheranno nel giro di qualche ora.
Nuovi materiali da costruzione assicurano un forte risparmio di energia grazie a mattoni con canalini interni che favoriscono la convezione naturale in presenza di temperature estreme. Un nuovo tipo di batteria genera elettricità a partire dal glucosio.
Per adesso è un prototipo sviluppato dalla Sony ma potrebbe presto arrivare sul mercato. Chissà: per ricaricarla forse basterà una bustina di zucchero presa al bar. (AGI)
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