| L'Italia è al 6° posto per numero di vittime di reati on-line |
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| 19/01/2008 | |
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19 gen. - I cyber-investigatori hanno ricevuto 14.639 denunce e avviato 11.030
indagini. Ma quel che più colpisce è il numero di transazioni non
riconosciute: circa 88 mila acquisti con carte di credito nel 2006 e
più di 76 mila nel 2007 sono stati «rubati».
Fatti da criminali che
hanno trafugato i codici attraverso un virus infilato nei computer di
casa, violando le banche dati di alberghi e siti di commercio
elettronico, o più semplicemente rubandoli in ristoranti e negozi. Con
un aumento vertiginoso di redditività: oltre 22 milioni di euro di
acquisti- truffa negli ultimi due anni. Il terreno di caccia Battere
ladri e predoni di Internet sarà una sfida per le polizie di tutto il
mondo. Il punto chiave lo spiega Gigi Tagliapietra, presidente del
Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica): «Da 4-5
anni la malavita si è resa conto che la Rete non è solo un mezzo, ma
soprattutto un mercato per truffare, rubare e riciclare denaro sporco».
L'hacker «etico», quello che provava a violare i siti della Nasa o del Pentagono per dimostrare la propria abilità o per scopi politici, non esiste più. È finita anche l'epoca dei virus globali, come My love, che colpivano indiscriminatamente, propagandosi via mail e mandando in tilt i pc di chi apriva il messaggio. «Ora gli attacchi sono mirati-aggiunge Morena Maestroni, marketing manager di Trend Micro, uno dei colossi mondiali della sicurezza informatica-e nel 99% dei casi hanno come scopo l'arricchimento». Lo sviluppo del crimine informatico si deve a due fattori. Primo: crescono Internet, i suoi servizi e i passaggi di denaro online. Si stima che nei prossimi dieci anni il traffico aumenterà di 100 volte e gli utenti collegati saranno 5 miliardi. Conseguenze facili da intuire: «La microcriminalità si trasferisce in Rete perché ha a disposizione un numero di vittime potenzialmente infinito - spiega Tagliapietra - e perché il rapporto tra rischi e ricavi è molto più vantaggioso di qualsiasi altro crimine». Mail esca e pc «zombie». Lo chiamano phishing, ed è la più diffusa truffa via Internet. Nella casella di posta elettronica arriva la mail di una banca, delle Poste (settima azienda al mondo più colpita nel primo semestre 2007), siti di e-commerce (il 10 gennaio anti- phishing.it ha denunciato un'ondata di truffe con vittima e-bay). Funziona così: il messaggio ha una schermata identica a quella delle aziende reali e spiega che il conto è bloccato per motivi di sicurezza, o propone nuovi servizi, o chiede una verifica. Il tentativo comune è quel propri dati. Da lì a svuotare i conti il passaggio è immediato. Nel secondo semestre del 2007 i tentativi di phishing sono stati 2.115, oltre 23 al giorno, più 940 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Vittime individuate dalla polizia nel 2007 solo a Milano: 2.059. Il preside di un liceo del capoluogo lombardo ha perso 15 mila euro in due giorni. Il rischio più grave è però quello di ritrovarsi un computer zombie. In pratica: si visitano siti non certificati, si aprono strane mail, si scarica musica, e un programma maligno si installa nel pc.
A quel punto qualcuno avrà pieno controllo del computer senza che il
proprietario se ne accorga. Una banda criminale in genere controlla
interi gruppi di computer infettati (in media 20 mila). E li può usare
per mandare fuori servizio un sistema (come l'attacco che lo scorso
anno ha paralizzato l'intera rete informatica dell'Estonia), rubare
dati personali e bancari, inviare mail di phishing. Secondo l'ultimo
rapporto della Symantec, altro colosso della sicurezza informatica,
l'Italia è il sesto Paese al mondo per numero di vittime: i computer
zombie italiani sono 200 mila. E tra le città più infettate in Europa,
Africa e Medio Oriente, Roma è al terzo posto e Milano al quarto. Più
di Londra e Parigi. Conclude Tagliapietra: «Se non proteggo il mio
computer, è come se lasciassi aperta la porta del mio garage: qualcuno
lo userà per nascondere refurtiva, armi o commettere crimini». (Corriere della sera)
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