| Yahoo: 10 in tecnologia e 3 in morale. La vergogna in rete |
|
|
||
| 09/11/2007 | |
|
9 Nov. - La Commissione Affari Esteri del Congresso Usa
presieduta da Tom Lantos, ha definito la società “un gigante tecnologico ed
economico, ma un pigmeo dal punto di vista morale” e ha
accusato la società non solo di aver collaborato con un governo
repressivo, ma anche di aver mentito al Congresso quando era stata negata ogni forma di adesione alle richieste
inquisitorie di Pechino.
Scuse ufficiali sono arrivate dal Ceo di Yahoo!, Jerry Yang, all’indirizzo della madre del dissidente cinese Shi Tao, condannato grazie alla collaborazione della società, a 10 anni di prigione per aver diffuso sul web informazioni ritenute "segreti di Stato" dal governo di Pechino.
“Voglio scusarmi Il legale della società, Michael Callahan, aveva infatti riferito di non essere a conoscenza della natura delle indagini condotte dalle Autorità cinesi nei confronti di Shi Tao, mentre un documento emerso successivamente provava che i dirigenti asiatici del colosso americano sapevano che l’inchiesta verteva sulla diffusione di ‘segreti di Stato’, dicitura utilizzata generalmente nei casi che coinvolgono dissidenti politici. Il documento incriminato diffuso da Shi Tao conteneva in effetti una nota interna trasmessa alla sua redazione dalle autorità per mettere in guardia i giornalisti contro la destabilizzazione sociale e i rischi legati al ritorno di alcuni dissidenti in occasione del 15° anniversario del massacro di piazza Tiananmen. Il giornalista, arrestato nel novembre 2004, ha confermato di aver inviato il documento via email ma ha contestato il suo carattere "top secret". Secondo l'associazione Reporters sans Frontieres, l'arresto sarebbe stato reso possibile proprio dalla "delazione" di Yahoo! che avrebbe fornito le informazioni che hanno permesso di risalire all'identità del giornalista. Yahoo ha sempre difeso l’operato dei suoi dipendenti, che avrebbero rischiato essi stessi l’arresto se non avessero fornito al governo di Pechino le informazioni richieste e ha ribadito che l’aiuto fornito per l’arresto di Shi Tao sarebbe stato il risultato di un malinteso, ma Lantos, nel corso della tesissima udienza, ha definito questo atteggiamento nel migliore dei casi “imperdonabile e negligente. Deliberatamente ingannevole nel peggiore”. All’udienza era presenta anche la moglie di Wang Xiaoning, blogger arrestato nel 2002 per aver usato internet – attraverso un account Yahoo – per reclamare maggiore democrazia in Cina. Secondo quanto sostenuto da diverse associazioni umanitarie, ci sarebbe lo zampino della società anche in questo arresto. Yahoo! ha debuttato sul mercato cinese nel 1999 e negli ultimi anni ha investito somme ingenti per conquistare una posizione di rilievo sul mercato cinese, secondo per numero di utenti soltanto agli Usa. Yahoo! ha assicurato che in futuro sarà più accorto nelle negoziazioni con i Paesi che limitano l’accesso alle informazioni e si è impegnato a ‘considerare’ l’eventualità di garantire un sostegno economico alla famiglia dei dissidenti arrestati. La società di Sunnyvale non è comunque certo l’unica multinazionale a essersi piegata ai dettami dei Paesi repressivi: Yahoo, come del resto molti big player della Rete, ha accettato di censurare la versione cinese del proprio sito per non incorrere nelle ire del governo di Pechino, ragion per cui, se si digitano sul motore di ricerca parole come "libertà", "democrazia", "indipendenza di Taiwan", i risultati saranno nulli o accuratamente selezionati. Anche Google che invece negli Usa difende strenuamente i diritti di riservatezza e libertà degli internauti, ha ceduto alle pressioni ed è stata per questo accusata di sostenere la politica del ‘due pesi due misure’. Il gruppo si è difeso ammettendo che la stessa politica di accondiscendenza ai dettami governativi è applicata anche in Europa e negli Stati Uniti, che impongono limitazioni all’accesso a informazioni relative al nazismo e alla pedopornografia. Si tratta, però, di cose ben diverse e richieste da governi non certo repressivi. Certo è che con l’avvicinarsi delle Olimpiadi la Cina, col suo scarsissimo rispetto per i diritti umani, è sotto i riflettori internazionali, con tutte le conseguenze immaginabili per le compagnie occidentali che fanno business nel Paese e che non vogliono rinunciare a una fetta dell’immenso mercato, secondo solo agli Stati Uniti. L’unica alternativa al mancato rispetto delle imposizioni del governo è quella di abbandonare il Paese, cosa che – dicono le web company - non sarebbe certo di aiuto agli utenti cinesi. |
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Web 2.0, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito





Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








10 visitatori online

.jpg)


